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mercoledì 26 giugno 2013

I 5 Tibetani: il 5° Rito

Il 5° Rito si esegue subito dopo il 4°.
Per mettersi nella posizione iniziale, ci si può stendere a pancia in giù, si mettono le mani poggiate a terra all'altezza della spalle e ci si solleva fino a tendere le braccia: i piedi restano a terra poggiati sulle dita ripiegate e la schiena risulterà inarcata. Sia i piedi che le mani sono distanti circa 60 cm l'uno dall'altro.

Per iniziare l'esecuzione si solleva la testa come per guardare indietro e si solleva il bacino fino a formare una V rovesciata fra braccia/tronco e gambe; nello stesso tempo la testa si piega in avanti col mento verso il petto. I Talloni dovrebbero appoggiarsi al terra ma questo risultato lo si potrà raggiungere col tempo, inizialmente si possono mantenere sollevati quanto basta per raggiungere correttamente la posizione a V rovesciata. Durante questo movimento si inspira profondamente.


Da questa posizione si ritorna alla posizione di partenza espirando.
Al termine delle ripetizioni desiderate si assume una posizione di riposo come quella in figura seguente

Come sempre si può vedere l'esecuzione completa in questo VIDEO.

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martedì 25 giugno 2013

I 5 Tibetani: il 4° Rito

Dopo aver praticato il 3° Rito possiamo continuare con il 4° Rito.
Ci siede a terra con le gambe distese in avanti leggermente divaricate più o meno come la larghezza delle spalle. Il busto rimane eretto, le mani vengono appoggiate a terra in fianco ai glutei e la testa si piega in avanti cercando di appoggiare il mento sul petto.

Questa è la posizione di partenza.
Per eseguire il rito, per prima cosa si solleva il bacino da terra di due o tre dita in modo da non sentirsi più appoggiati a terra col bacino (se è possibile si rimane sollevati da terra fino alla fine delle esecuzioni, da 3, all'inizio, fino al numero massimo di 21) ; si solleva la testa piegandola all'indietro e contemporaneamente si solleva il bacino in modo che le gambe si pieghino mentre le braccia restano tese. Eseguendo questo movimento si inspira profondamente. Il corpo (tronco, bacino e cosce fino alle ginocchia) formerà una linea orizzontale, mentre le braccia e le tibie resteranno verticali con le mani e i piedi appoggiati a terra; in questa posizione si tenderanno almeno per un istante tutti i muscoli.
Tornando alla posizione di partenza si espira; i talloni e le mani saranno gli unici punti di appoggio fino alla posizione finale (quando si raggiunge un buon livello, in questa posizione non si appoggia il bacino a terra e si riprende subito l'esecuzione sucessiva). Durante il periodo di "apprendimento", nella posizione di partenza tra un'esecuzione e l'altra ci si può fermare continuando però a respirare profondamente e ritmicamente prima di ripartire con il movimento di sollevamento.
Al termine delle esecuzioni ci si mette nella posizione di riposo indicata nella figura seguente, lasciando rilassare tutti i muscoli del collo e della testa (si stireranno così i muscoli del dorso) e lasciando libero il respiro in funzione del bisogno fino a che ritorna regolare.

Per l'esecuzione completa puoi vedere questo VIDEO

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lunedì 24 giugno 2013

I 5 Tibetani: il 3° Rito

Il 3° Rito deve essere praticato subito dopo il 2° Rito che puoi tornare a vedere mediante questo video. Per eseguire il 3° Rito è sufficiente inginocchiarsi con le gambe leggermente aperte tanto quanto le spalle, stando eretti e poggiando le mani sui muscoli dei glutei; questo ti aiuterà a sostenerti quando assumerai la posizione successiva all'indietro.
Posizione di partenza


In questa posizione il collo si piega nella zona della 7° vertebra cervicale e non della 2°; anche nel movimento successivo verso l'indietro, il movimento parte da questa posizione bassa del collo, per così dire, dall'attaccatura del collo alle spalle, non della testa sul collo.




Per eseguire il movimento si porta il capo all'indietro (come per cercare di guardare in alto e poi indietro) inarcandosi contemporaneamente con la spina dorsale, cercando di non muovere il corpo da bacino in giù (si inarca quindi solo la schiena portando la testa all'indietro, come nella figura seguente)

Movimento all'indietro



Anche nell'esecuzione del 3° Rito si cerca di instaurare un ritmo sia dei movimenti che della respirazione: si inspira profondamente inarcandosi all'indietro e si espira ritornando nella posizione iniziale con la testa in avanti.

Posizione di riposo
Al termine delle esecuzioni si deve assumere la posizione di riposo piegandosi in avanti e sedendosi sui talloni, poggiando il torace sulle cosce e posando la fronte a terra davanti alle ginocchia. Si rimane in posizione fino a che il respiro ritorna normale e tranquillo.



Puoi vedere l'esecuzione del 3° Tibetano mediante il seguente VIDEO.

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domenica 23 giugno 2013

I 5 Tibetani: il 2° Rito

Dopo l'esecuzione del 1° Rito si può passare al 2° che stimolerà ulteriormente i 7 Chakra, i vortici dei centri di energia di cui ho parlato nel mio primo articolo sui 5 Riti Tibetani.
Per eseguire il 2° Rito occorre sdraiarsi a terra sul dorso e con le braccia parallele al corpo; le mani sono poste appoggiate a terra con i palmi rivolti in giù e le dita unite.
Risulterà più comodo utilizzare un tappetino con un certo spessore: i Lama usano un tappeto da preghiera che è fatto di lana e da fibra vegetale, largo 60 cm e lungo 2 m, ma ci si può accontentare di un tappetino di gomma di quelli che solitamente si usano per le pratiche Yoga; se si ha a disposizione un prato si può anche sdraiarsi direttamente a contatto con l'erba.
Una volta stesi a terra, è consigliabile mettere le mani leggermente sotto ai glutei in modo da aiutare la colonna lombare a non accentuare l'inarcamento quando si esegue il movimento di sollevamento delle gambe: in pratica è un aiuto a mantenere la schiena stesa a terra e a non concentrare lo sforzo sulla lordosi lombare.

Come si può vedere nel VIDEO, per eseguire l'esercizio si alza la testa portando il mento verso lo sterno (mantenendo le spalle appoggiate a terra) e contemporaneamente si sollevano le gambe verso l'alto fino a raggiungere i 90°, tenendole dritte con i piedi a martello. Durante questo movimento si esegue anche l'inspirazione il più profondamente possibile.
La seconda parte dell'esercizio consiste nel ritorno alla posizione di partenza appoggiando la testa e contemporaneamente le gambe tese, a terra.
Durante questo movimento si esegue l'espirazione.
Si possono rilassare i muscoli prima di ripetere l'esercizio e respirare profondamente tra una ripetizione a l'altra. Quanto più profonda sarà la respirazione e tanto meglio sarà.
Naturalmente all'inizio non tutti riescono ad eseguire il rito alzando le gambe completamente dritte; non c'è problema! Le gambe all'inizio possono anche essere sollevate portando solo le ginocchia in alto a perpendicolo sul bacino; con il tempo arriverà l'energia per alzarle dritte. Questo modo di eseguire il 2° rito può essere utilizzato anche come allenamento per l'esecuzione del rito in modo completo.
Quando si sarà raggiunto un buon livello di pratica, il movimento di innalzamento di testa e gambe può essere fatto senza pausa e rilassamento, addirittura senza posare le gambe a terra, in modo continuato e ritmato. La respirazione deve sempre essere eseguita come indicato sopra.
La posizione finale di riposo consiste nel piegare le gambe appoggiando le ginocchia l'uno contro l'altro e rimanere in posizione fino a quando il respiro ha ripreso il ritmo normale da riposo.

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sabato 22 giugno 2013

Cataratta: i radicali liberi ne sono i responsabili, quindi una dieta adeguata può prevenirla.

La Cataratta è definita come l'opacizzazione del cristallino, la lente dell'occhio che permette la visione.

In questo Documento che ho trovato in rete sono molto ben riassunte tutte le informazioni necessarie sulla Cataratta; non c'è bisogno di dire molto di più in merito a questa patologia, ma mi preme sottolineare due cose:
1) Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità su 37 milioni di non vedenti al mondo, più della metà sono a causa della Cataratta
2) L'intervento chirurgico per eliminare la Cataratta è l'intervento più eseguito in campo medico.
L'evoluzione della condizione di opacità del cristallino, così come altre patologie dell'occhio e dell'organismo in generale è certamente dovuta all'azione dei "radicali liberi", quelle molecole estremamente reattive che possono attaccare qualsiasi tessuto all'interno del nostro organismo. Giusto per dare un'idea, se i radicali liberi hanno il sopravvento, significa che i processi ed i meccanismi fisiologici di contrasto dei radicali liberi, sono venuti meno, oppure che la quantità di radicali che si forma è talmente elevata che il nostro corpo non riesce a neutralizzarli.
Quindi tutto ciò che fa aumentare i "radicali liberi" porta con se il rischio di produrre la Cataratta.
Ci sono però patologie come il Diabete che possono portare con sè la Cataratta come patologia correlata: in questo caso l’accumulo di zucchero che si verifica durante il diabete quando è mal controllato, tende a fare agglomerare le proteine del cristallino, opacizzandolo e creando un annebbiamento della visione.
Dal 1988 sono iniziati gli studi negli Stati Uniti relativi alla salute degli occhi correlata ai consumi alimentari di oltre 1300 persone. Dieci anni dopo sono stati pubblicati i risultati: le persone che consumavano abitualmente LUTEINA, uno specifico antiossidante, presentavano un tasso di cataratta pari alla metà di quello dei soggetti che ne consumavano di meno. Le perone che mangiavano più spinaci avevano un tasso di cataratta inferiore del 40%.
La LUTEINA è una sostanza presente negli spinaci e nelle verdure a foglia verde scuro. 
La LUTEINA è una sostanza presente nel tessuto stesso del cristallino.
La conclusione che si può trarre è che la Cataratta (ma anche la Degenerazione maculare) si verificano quando non si mangiano sufficienti quantità di ortaggi verdi e in foglia con colori intensi: questi rappresentano le fonti più importanti di antiossidanti, sostanze capaci di neutralizzare i radicali liberi, i cosiddetti "Killer" del nostro corpo, responsabili anche dell'invecchiamento.
Il mio consiglio è quello di non farsi mancare nella propria dieta tutti questi tipi di verdure, ma soprattutto di consumarli anche crudi; si tende a consumare gli spinaci stracotti, resi a poltiglia verdastra ricavata da una cottura diretta in acqua bollente. Mangiare gli spinaci cotti in questo modo non garantisce più un apporto né di sali nè di altre sostanze nutritive, perciò, se proprio non riusciamo a mangiarli crudi, cuociamoli al vapore per pochi minuti; otterremo un piatto gustoso, ricco di sali minerali e non mancherà la preziosa Luteina di cui abbiamo parlato sopra.


venerdì 21 giugno 2013

Latte contaminato da Aflatossine: se hai seguito i miei consigli non hai nulla da temere.

Il 29 Aprile scorso ho scritto questo Articolo sulle Aflatossine nel quale mettevo in guardia a non farsi prendere dal panico ma davo anche qualche previsione di cosa sarebbe potuto succedere qui in Italia, con le nostre abitudini!!!! Inoltre davo qualche utile consiglio per evitare le Aflatossine. Se hai seguito i miei consigli non hai nulla da temere, altrimenti leggi il seguito.
Ti invito a leggere questo articolo sul Latte inquinato: frode consapevole che ricalca uno delle mie previsioni su come gli Italiani avrebbero affrontato il problema: frode consapevole!

Le Aflatossine sono le micotossine prodotte da alcuni funghi che attaccano le coltivazioni di Mais e altri cereali; non conosco le leggi che regolano l'uso di alimenti, come il mais, per la zootecnica, fatto sta che se il latte è risultato inquinato. Le mio articolo  ho scritto anche in merito alla stabilità chimica di queste sostanze:
 "La resistenza chimica delle Micotossine le rende così stabili lungo la catena alimentare e commerciale al punto che le si possono ritrovare nelle carni e nei prodotti derivati di animali che si cibano di questi alimenti contaminati anche a valori ai limiti di legge". 
Ho scritto anche:
"Cosa prevedo che succederà: 2) chi possiede derrate alimentari che per legge devono essere certificate, per il limite analitico di Micotossina presente, prima di essere poste in commercio, visto che siamo in Italia, approfitterà della "legge della diluizione" per far rientrare nei limiti le derrate che altrimenti dovrebbe distruggere o destinare ad altri usi meno nobili (ce ne saranno sicuramente) quindi meno remunerativi. E quindi acquisterà quantità di derrate meno inquinate per riportare le sue sotto il limite almeno per il tempo di una nuova analisi, evitando la perdita economica ed i costi della distruzione.
3) visto che siamo sempre in Italia, con la corruzione si potrà far passare le derrate per buone pagando i laboratori convenzionati, oppure si faranno dei campionamenti ad hoc per non incorrere nel pericolo che si trovi il valore di micotossina fuori limite di legge."

Poi ho dato qualche consiglio:
" 1) Non acquistare prodotti che non siano Biologici (direte ma c'è la crisi, costano di più, bla e bla solo per sentito dire: fate bene i conti e vedrete che non è così e vi prometto un articolo o anche di più per assicurarci che questo abbia senso); oltre ad essere potenzialmente meno inquinati in generale l'apporto di sostanze chimiche estranee è zero.
2) cibiamoci dei prodotti che sappiamo essere fuori dalla portata dei funghi e dalle micotossine: oltre che usare cereali biologici/biodinamici usiamo gli pseudocereali come il Miglio, il Grano Saraceno, la Quinoa, l'Amaranto, che sono ancora fuori dai grandi interessi commerciali e alcuni vengono coltivati in luoghi lontani, come l'America centrale con climi diversi. Il Riso, è naturalmente protetto per il tipo di coltivazione in acqua dove il microclima non è idoneo all'attacco dei funghi. Attenzione però, aguzzate l'ingegno perchè ci sono prodotti che apparentemente sono lontani dai cereali ma in realtà sono fatte di cereali: la Birra!
3) consumiamo legumi biologici e prodotti nei vostri territori in piccole coltivazioni.
4) evitiamo le carni e i derivati contenenti proteine animali; direte "ma cosa centra?". Uno scienziato americano di nome Colin Campbel, autore del bestseller "The China Study" scrive, nel suo libro, di uno studio colossale relativo al rapporto alimentazione e malattia, portando ad esempio il nesso tra Alimentazione/Aflatossina/Cancro: il risultato che viene riportato nel libro riferisce risultati di 0% e 100% di positivi (individui che sviluppano il cancro al fegato) in presenza di Aflatossina ma senza proteine animali (0%) e con proteine animali (100%) presenti nell'alimentazione."

Purtroppo è successo che il connubio devastante tra Aflatossina e Proteine animali (latte) sia stato appositamente combinato: questo latte è davvero un veleno!!
Non sono un mago ma in Italia ormai siamo abituati a certi tipi di comportamento:  pur di non perdere soldi si mette a rischio la salute pubblica, tanto chi vuoi che lo scopra? Ecco fatto!!

mercoledì 12 giugno 2013

I 5 Tibetani: il 1° Rito

Il 1° Rito dei 5 Tibetani è la porta che ti conduce nella meraviglia di queste pratiche, tuttavia è l'unico dei 5 riti che può essere eseguito all'inizio oppure alla fine, quindi dopo il 4° rito. A me non piace posporre questo rito alla fine perchè ho la sensazione di tradire una tradizione, inoltre il primo rito, con la sua modalità rotatoria di esecuzione mi dice che sto iniziando la pratica energetica più potente per mettere in moto i miei Chakra, i vortici energetici che, come ho scritto nel precedente articolo del 27 Maggio 2013 , quando sono in armonia ed equilibrati, donano salute e longevità.
Il mio consiglio è quindi quello di eseguire il 1° Rito all'inizio della pratica.
In questo articolo sul 1° Rito Tibetano darò anche qualche indicazione utile per tutti e 5 i Riti.
L'esecuzione del 1° rito è molto semplice:
1) stando in piedi mettetevi in posizione con le braccia aperte orizzontali al pavimento, a formare una croce; le gambe sono vicine ed i piedi formano una specie di L sul pavimento, con il tallone del piede destro vicino a quello del piede sinistro ed il piedi aperti in modo da formare un angolo di circa 90°; la posizione dei piedi è pronta a dare il via alla rotazione. Piccoli spostamenti successivi dei piedi metteranno in moto la giostra.
2) ruotare in senso orario, da sinistra verso destra (nella stessa direzione delle lancette di un orologio se fosse disteso sul pavimento con la faccia in su) fino ad avere un senso di vertigine. Le prime volte che si esegue il 1° rito si possono fare poche rotazioni, non più di 6, consiglio di partire con 3.
Per non incorrere negli sbandamenti che il senso di vertigine procura, nell'esecuzione del 1° Rito si può adottare la "tecnica del ballerino": prima di iniziare la rotazione si mette a fuoco un punto o un oggetto davanti a sé, anche se il corpo ruota si continua a mantenere lo sguardo sul punto fisso; quando non si riesce più a mantener lo sguardo sul punto si può ruotare la testa velocemente andando a cercare nuovamente il punto davanti a sé. Ne consegue che mentre i corpo ruota ad una velocità "costante", la testa ruota ad intermittenza per mantenere lo sguardo sul punto fisso. E' più facile farlo che spiegarlo e nel video dimostrativo si può notare meglio come eseguire questa tecnica.


3) quando si decide di fermarsi, è sufficiente stoppare la rotazione, allargare le gambe (più o meno della stessa larghezza delle spalle) e utilizzare un semplice espediente per annullare il senso di vertigine che il 1° Rito ci procura: rimanendo in piedi, chiudere gli occhi e con i due pollici premere sulle arcate sopraciliari (nel video c'è lo zoom finale fatto da mia moglie). Daremo così un punto fermo al nostro corpo e il senso di vertigine scomparirà. Ci sono altri sistemi, come quello di chinarsi in avanti appoggiando le mani sopra le ginocchia e fissare un punto il alto sul soffitto, se c'è. Questa è anche la posizione di riposo del 1° Rito; si può rimanere in questa posizione per tutto il tempo necessario finchè il senso di vertigine scompare. Solo allora potremo passare al 2° Rito.
Quante rotazioni si devono fare?
Normalmente per iniziare a praticare i 5 Tibetani si eseguono 3 ripetizioni per ognuno dei Riti; praticandoli ogni giorno per una settimana, si può aumentare di 2 ripetizioni nella settimana successiva, ed ogni settimana successiva. Ciò vuol dire che dopo 9 settimane avremo raggiunto il numero massimo di 21 ripetizioni. Comunque, i 5 Riti Tibetani non mettono fretta e se si vogliono allungare i tempi per qualunque ragione (difficoltà nei movimenti o nella forza muscolare, o qualsiasi altra ragione) questo non è un problema: se anzichè dopo una settimana l'incremento di 2 ripetizioni viene fatto dopo 2 settimane, va bene comunque.
Per il 1° Rito i Lama Tibetani suggeriscono di non eseguire più di 12 rotazioni, così come loro fanno; il motivo è da ricercare nel grande potere stimolante che questo Rito apporta con la sua esecuzione, tanto che andare oltre la dozzina di rotazioni potrebbe col tempo iper-stimolare i Chakra al punto da depotenziarli.
Con quale velocità si devono eseguire i riti?
Anche la velocità di esecuzione non è un problema, ognuno deve eseguire i Riti con le proprie capacità nel momento in cui vengono praticati; con il tempo e la pratica costante ognuno trova il proprio ritmo e si potranno adottare i ritmi più consoni alle possibilità che di giorno in giorno il nostro corpo ci suggerisce.
Come si regola la respirazione?
La respirazione durante il primo rito è spontanea; se non ci si pensa, il corpo adotterà la miglior respirazione che è in grado di fare. Ciò non toglie comunque che è bene non rimanere in apnea. All'inizio potrebbe succedere di non respirare ma quando si prende un po' più di confidenza, occorre respirare, liberamente, ma occorre respirare.

Quando si eseguono i 5 Riti?
I 5 Riti Tibetani vanno eseguiti al mattino, a digiuno. Personalmente, dopo essermi alzato dal letto e visitato il bagno, eseguo per intero i 5 Riti cominciando dal 1°.
Con il tempo si possono eseguire anche in due momenti della giornata: il Maestro Andrea Serena mi ha insegnato che il numero di ripetizioni dei Riti possono anche essere suddivise in due volte nella giornata, al mattino e alla sera (tardo pomeriggio, prima di cena) in modo che il numero totale delle ripetizioni non sia superiore al numero massimo di 21.

Concentrazione. Durante la pratica dei Riti è bene concentrarsi sui movimenti che si eseguono; sarebbe un peccato pensare ai problemi dell'ufficio e perdere questa occasione di potersi concentrare su ciò che si sta facendo e su ciò che ci darà la giusta carica ed il giusto equilibrio per il resto della giornata. Occorre anche tenere il conto del numero delle ripetizioni che si fanno, a meno che qualcuno lo faccia per noi (molto improbabile!).

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lunedì 10 giugno 2013

Maculopatie: Degenerazione Maculare e Alimentazione. La vera prevenzione si fa così.

Bene, dopo l'articolo che ho pubblicato due giorni fa, dove ho svelato un certo tipo di comportamento da parte dell'industria farmaceutica che adotta convenienti stratagemmi per orientare i propri guadagni sulle malattie oculistiche ed in particolare la Degenerazione Maculare, con questo articolo vorrei invece riportare l'attenzione su qual'è la vera possibilità di prevenzione che abbiamo per questo tipo di malattia; perchè soprattutto in età senile la capacità visiva può degenerare al punto da rendere persino ciechi le persone ultra sessantacinquenni? Il 10% della popolazione oltre i 60 anni è colpito dalla forma "secca", meno grave di quella "umida" che colpisce il 2% degli ultrasessantenni ma con una progressione più rapida.
La macula è l'interfaccia biochimica che nella retina dell'occhio trasforma la luce che la colpisce in segnale nervoso: la sua parziale distruzione provoca ovvi problemi di trasformazione dei segnali visivi che vengono a mancare o vengono distorti nella zona centrale del campo visivo.
Come al solito quando la medicina convenzionale non trova ragioni sul perchè di certe sintomatologie, il quadro diventa quello di una patogenesi multifattoriale. I fattori predisponenti sarebbero almeno quattro, ma questi, secondo me, comprendono un universo di possibilità: la genetica, l'invecchiamento, l'esposizione ad ambienti sfavorevoli e lo stile di vita. Tuttavia l'età sembra la causa favorita dalla Medicina allopatica, considerando l'invecchiamento un substrato favorevole all'instaurarsi della malattia (mi viene spontanea la domanda: perchè ci sono popolazioni longeve dove i numerosi ultracentenari non sono affetti da questa malattia? Non sono forse "vecchi" anche loro? Forse c'è differenza tra vecchio e vecchio!). Forse l'età senile raggiunta con un certo stile di vita, diciamo "disordinato", è più sotto accusa di un'età senile raggiunta con uno stile di vita sano e commisurato a delle necessità alimentari più corrette.
Alcuni studiosi hanno rilevato l'importanza del ruolo dei radicali liberi nell'evoluzione della degenerazione maculare senile: questi infatti possono distruggere o degenerare il tessuto della macula portando così il soggetto fino alla cecità. Ecco perchè gli specialisti allopatici consigliano, come forma di prevenzione, una terapia antiossidante a base di vitamine A, C ed E; mantenere il pool antiossidante ad adeguati livelli intervenendo sullo stile di vita ed eventualmente all'uso di integratori sarebbe quanto pensano di fare i medici fra le possibili soluzioni. Il grosso invece si fa, a danno avvenuto e scoperto, utilizzando i farmaci che, come abbiamo detto, stanno diventando un buon metodo per far incassare soldi alle industrie farmaceutiche che fanno anche di questa malattia un vero business.
Ma dove si trovano in natura gli antiossidanti più potenti?
Proprio quello che stai pensando: nella frutta e nella verdura.
Nel bestseller di T. Colin Campbell, "The Cina Study", le questioni vengono chiarite.
Due studi pubblicati un decennio fa e condotti da esperti ricercatori sia sulla dieta che sulle sostanze nutritive presenti nel sangue di soggetti umani, portano alla conclusione che l'alimentazione con un maggior apporto di Carotenoidi ci può proteggere dalla degenerazione maculare.

In particolare, nel primo studio, un'alimentazione ricca di vegetali colorati come i Broccoli, le Carote, gli Spinaci, il Cavolo nero, la Zucca e la Patata dolce, è stata associata a tassi inferiori di Degenerazione maculare (la massima protezione viene fornita da spinaci e cavolo nero).
I Carotenoidi contenuti soprattutto negli ortaggi a foglia verde scuro si sono dimostrati più protettivi rispetto ad altri; l'uso di integratori a base di Vitamina A, C ed E hanno invece evidenziato pochi effetti se non addirittura nulli. Le conclusioni di questo studio sono che "il rischio di degenerazione maculare può essere ridotto dell'88% semplicemente mangiando i cibi giusti".
Il secondo studio fu orientato alla misurazione degli antiossidanti nel sangue dei soggetti coinvolti; furono misurati i Carotenoidi, la Vitamina C, il Selenio e la Vitamina E. Tutte queste sostanze, ad eccezione del Selenio, erano associate a tassi inferiori di Degenerazione maculare anche se i Carotenoidi erano gli unici ad aver mostrato risultati statisticamente significativi (65-70% di riduzione).
Per concludere:
1) gli integratori, seppure antiossidanti, non hanno effetto preventivo sulla Degenerazione maculare
2) I carotenoidi sono gli antiossidanti con più potenziale preventivo
3) Il consumo di cibi ricchi di antiossidanti, soprattutto carotenoidi, può prevenire la maggior parte dei casi di cecità risultanti dalla Degenerazione maculare.

Ancora una volta una dieta ricca di cibi vegetali ci può salvare da una malattia degenerativa.





sabato 8 giugno 2013

Maculopatia: il businness della Degenerazione Maculare. Ma la prevenzione si fa con l'Alimentazione (1° Parte).

La Degenerazione Maculare è da qualche settimana al centro dell'attenzione: un nuovo spot "pubblicitario" (permettetemi il termine per ora, poi capirete perchè dico questo!) anche detto "campagna di sensibilizzazione per la prevenzione", sta andando in onda sulle reti TV della RAI e presto verrà trasmesso anche sulle reti Mediaset: ti mettono in guardia sull'importanza della diagnosi precoce della Degenerazione Maculare.

Nello spot un anziano signore è il protagonista con i suoi nipotini perchè questa "malattia" ha a che fare principalmente con le persone anziane e può portare alla cecità senile; approfittando dello spot ti fanno subito un test chiedendoti di guardare un reticolo nero su fondo bianco con in centro un punto nero, chiedendoti di verificare che la tua visione non sia carente nel centro di questo reticolo che viene mostrato sullo schermo del tuo apparecchio televisivo. Ottima esca! Molti di quelli che guarderanno lo spot, decideranno di andare da un Oculista perchè hanno intravisto qualcosa di sospetto, hanno i primi sintomi della paura di esserci dentro e si appresteranno giustamente a fare accertamenti per mettersi tranquilli o eventualmente affidarsi alle terapie previste.
Prima di parlarvi del rapporto Alimentazione e Malattie Oculistiche mi permetto di introdurvi al mondo "fruttifero" della sanità in Italia e nel mondo.
Infatti, col mio atteggiamento di pormi un po' sospettoso  rispetto a queste grandi attenzioni che, "non so chi" ma, qualcuno ha nei confronti della salute pubblica riuscendo a spendere soldi anche per il tempo di farti un test direttamente in TV, ho voluto fare una piccola indagine per chiarirmi le idee sulla possible poca eticità che sta sotto tutto questo.
Per metterti nella condizione di temere di essere affetto dalla Maculopatia degenerativa, di cui la maggior parte di noi ha mai avuto diretta esperienza perchè poco frequente sotto i 50 anni di età, qualcuno ha speso soldi per pagare, immagino profumatamente, la TV per questo spot.
A me purtroppo giunge normale il sospetto che ci sia sotto un particolare motivo; ormai ho maturato una sorta di diffidenza cronica nei confronti dell'attenzione alla salute che si ha nel mondo occidentale.
Il mandante di questo spot è la Fondazione Bietti, storica istituzione che ha maturato nel tempo una certa fama anche a livello internazionale, guadagnandosi gli elogi e la fiducia di istituzioni americane di una certa rilevanza. La terapia precoce rappresenta un concetto essenziale che lo spot pubblicitario della Fondazione Bietti vuole portare a conoscenza del pubblico maggiormente esposto.
La Fondazione Bietti nacque come società senza scopo di lucro ma alla fine degli anni 90 anche in Italia si prese coscienza del vantaggio di un sistema che offre un'operatività più agile come quella sperimentata per quasi 20 anni dalla Fondazione Bietti; molte istituzioni, anche universitarie, cercarono un passaggio verso questa forma istituzionale, che ha trovato accoglimento nel Decreto Legislativo 288/2003 che ha creato la figura degli Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico).
Sulla base dell'ampia mole di lavoro svolto in campo scientifico e del prestigio internazionale di cui gode, la Fondazione Bietti ha ottenuto il parere favorevole del ministero della Salute e l'approvazione della Conferenza Stato-Regioni per trasformarsi in questa nuova figura giuridica e, da quel momento, ha ricevuto numerose proposte che implicano il passaggio a un'attività lucrativa, unica in una Paese dove lo Stato non considera da tempo la ricerca scientifica come un bene primario e i privati non hanno sviluppato la cultura delle donazioni. Nonostante la determinazione a rimanere una Onlus, un'organizzazione senza fini di lucro, la Fondazione Bietti esplora nuove soluzioni attuabili in rapporto al suo nuovo assetto legale di Irccs. 
Nell'Agosto del 2012 il quotidiano "la Repubblica" pubblica l'articolo che potete leggere QUI :

la Fondazione Bietti si insinua nell'Ospedale Oftalmico di Roma ottenendo in gestione alcuni posti letto; questa "collaborazione" costa alla ASL RmE il 25% dei rimborsi dei ricoveri liquidati dalla Regione senza spese o costi a carico della Fondazione Bietti; collaborazione in cambio di fondi ovvero entrate senza uscite. Un modo per garantirsi delle entrate che mancano a causa di poco generosi donatori volontari.
Il Ministero della Sanità sostiene la Fondazione ma evidentemente non a sufficienza perchè sia autonoma nel pagare tutte le proprie attività.
Questo lascia prevedere che si debba fare qualcosa per "arrotondare" le entrate e non è difficile pensare che "qualcuno" lo si possa anche trovare abbastanza facilmente, magari nel campo delle malattie oftalmiche e delle industrie farmaceutiche alle quali i soldi non mancano di certo.
Introduco Novartis come industria del farmaco che ha grossi interessi nella cura della Degenerazione Maculare: guardate questo video che già ci fa capire qualcosa sul caso Lucentis (farmaco di Novartis, costo 1700 euro a fiala) e Avastin (farmaco di Roche, costo 20 euro a fiala); Novartis detiene il 33% delle azioni di Roche che misteriosamente decide di non procedere con gli studi clinici di Avastin che sicuramente gli porterebbero l'autorizzazione a far parte del listino italiano dei farmaci autorizzati dall'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco, per le cure a carico dello Stato. La perdita di 400 milioni di euro per le casse dello stato grazie a questo accordo tra Novartis e Roche è un costo che esce dalle tasche dei cittadini italiani, mentre nel resto del mondo l'Avastin si usa senza nessun problema. L'Antitrust sta indagando sul caso e speriamo che la verità venga a galla ufficialmente.

Ma tornando allo spot TV: la Fondazione Bietti ha a che fare con Novartis, e/o viceversa. Sicuramente l'una sostiene l'altra (Locandina Congresso Fondazione Bietti-Novartis) ed in qualche modo occorre ripagare; lo spot TV lo propone la Fondazione Bietti e Novartis ne trarrà i benefici perchè gli italiani Maculopatici verrano a galla e si rivolgeranno agli oculisti e ai centri di prevenzione i quali li rimanderanno alle cure a carico dello stato: il segugio Bietti stana le prede per Novartis.
Per non sbagliare Novartis ha un'altro colpo in canna: il nuovo farmaco Aflibercept (che di nuovo ha solo l'indicazione per la Maculopatia perchè è un farmaco già usato per il cancro al Colon retto), non più un anticorpo monoclonale ma un cosiddetto "VEGF.trap" per il ricco mercato USA (Aflibercept Novartis) e che in Europa potrebbe essere commercializzato da Bayer; esso non presenta grandi benefici rispetto ai suddetti Lucentis e Avastin se non per una riduzione del numero di iniezioni che compongono l'intera cura: "e chi glielo fa fare a Novartis di introdurlo sul mercato italiano? sarebbe solo una perdita netta!"
Per concludere dovreste avere la pazienza di vedervi questo Video che in pochi minuti mostra invece quali sistemi usa Novartis per adescare le sue prede con iniziative di visite preventive per assicurarsi del nuovo business.
Nella 2° Parte di questo tema (nel prossimo articolo) approfondirò il rapporto tra Degenerazione Maculare e Alimentazione, la vera causa potenziale di questa malattia.
Per ora ci è bastato capire come la speculazione sulla salute sia diventata una vera fonte di ricchezza: lo spot RAI e Mediaset alla fine sarà stato in qualche modo pagato da Novartis che ha voluto lasciar fare alla Fondazione Bietti per non esporsi in prima persona ma prendendosi tutti i vantaggi.


domenica 2 giugno 2013

Calcoli e coliche renali: evitarli con una dieta sana e vegetariana


Da lungo tempo ormai, i calcoli e le coliche renali sono diventate un'afflizione per il genere umano.
Le statistiche dicono che la percentuale dei casi va dal 2% al 5% di media e sono colpiti più gli uomini delle donne.
La Colica renale è caratterizzata da un dolore violento e acuto che pur partendo dall'uretere si riflette in un'ampia area corporea, dal fianco all'inguine, allo scroto o alla vulva; esso è causato dal passaggio dei calcoli che provocano dapprima una dilatazione e poi spasmi. Il dolore è dato dalla presenza del calcolo, anche se esso non ostruisce completamente le vie urinarie, e dalle attività di contrazione e rilassamento della muscolatura liscia delle vie urinarie in cui è contenuto il calcolo.

Buona parte delle persone che hanno i calcoli renali se ne accorgono casualmente in concomitanza di analisi cliniche o di ecografie addominali durante un check up; spesso però ci si accorge dei calcoli renali quando il peggiore dei dolori si fa sentire durante una colica, quando il corpo tenta di espellere quei sassolini più o meno grossi (dimensioni che vanno da meno di un millimetro per la cosiddetta "renella" o "sabbiolina", fino a oltre il centimetro).

La formazione dei calcoli è in genere dovuta alla rottura di un delicato equilibrio che la funzione renale riesce a mantenere in condizioni fisiologiche normali. La funzione dei reni infatti è di risparmiare acqua da una parte e di eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili dall'altra; questo deve essere fatto in continuo adattamento alle diverse situazioni in cui l'organismo viene a trovarsi, situazione di idratazione, di dieta, di clima, di terapia farmacologica, di attività fisica.
In condizioni fisiologiche normali i calcoli non si formano grazie alla presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali (di calcio e non solo) che vengono mantenuti in complessi solubili. Purtroppo questi meccanismi non sempre garantiscono una protezione efficace; infatti se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo.
In ordine di frequenza, i calcoli di Ossalato di Calcio rappresentano il 40% del totale dei calcoli che si possono formare nelle vie urinarie (a seguire quelli di Fosfato di calcio, Acido Urico, ma anche misti fra quelli appena citati).
Bene, cominciamo con il dire che i calcoli di Ossalato di Calcio sono più frequenti nei paesi "sviluppati" rispetto a quelli in "via di sviluppo".
Continuiamo poi col dire che ci sono dei collegamenti tra l'alimentazione e il tasso di calcolosi renale.
Lo scienziato T. Colin Campbell, nel suo bestseller "The Cina Study", riporta fedelmente i risultati delle sue ricerche bibliografiche e relaziona in merito al rapporto tra cibo e calcoli: questa è materia dello studioso più esperto a livello mondiale in quanto a calcolosi, il Dott. Robertson, che continua ancora oggi un lavoro iniziato più di 30 anni fa; il Dott. Robertson è l'artefice degli studi che hanno condotto alla stupefacente relazione fra consumo di proteine animali e calcoli renali: ad esempio uno studio effettuato nel Regno Unito mediante l'osservazione protratta nel tempo, dal 1958 al 1973, di persone che avevano consumato proteine animali in quantità superiore ai 21 grammi al giorno, aveva portato alla straordinaria evidenza di un elevato numero di coliche renali nella popolazione osservata. L'equipe del Dott. Robertson aveva sviluppato un modello molto consistente per la valutazione del rischio di calcoli renali: tra i sei fattori di rischio evidenziati,  dai loro studi risulta che il maggior rischio si corre con il consumo di proteine animali. Inoltre le proteine animali influenzano anche la ricomparsa dei calcoli renali una volta che sono stati espulsi o rimossi. Lo stesso Robertson ha dimostrato come egli fosse riuscito ad eliminare i calcoli renali ricorrenti semplicemente eliminando le proteine animali dalla dieta alimentare.
La dimostrazione di quanto sperimentalmente si era verificato fu individuata dal gruppo di ricerca di Robertson che aveva scoperto la correlazione tra consumo di proteine animali ed un innalzamento repentino ed importante nelle urine di Calcio e Ossalato. Quando i reni subiscono in modo persistente questo attacco da parte del Calcio e dell'Ossalato, si possono formare i calcoli.

Recenti studi hanno evidenziato come la genesi dei calcoli renali possa essere causata dei radicali liberi che ne inizierebbero la formazione; una dieta ricca di antiossidanti sarebbe quindi indicata per prevenire la calcolosi: non è una sorpresa che gli alimenti vegetali siano ricchi anche di di antiossidanti.

Uno studio Italiano ha individuato nel Limone un valido aiuto nella cura dei calcoli renali e delle coliche. Ma perché, tra tutti, proprio il limone?
Quando si parla di proprietà benefiche del limone nella prevenzione e nella cura della calcolosi renale, il riferimento è principalmente l’acido citrico; infatti proprio il citrato con la sua azione alcalinizzante impedisce la precipitazione del calcio urinario e quindi la formazione di cristalli che sono all’origine dei calcoli renali più comuni, ovvero quelli di calcio ossalato. E se è vero che tutti gli agrumi sono delle sorgenti naturali di citrato, il limone è quello che ne contiene in maggiore quantità (circa 42,9 grammi per chilo) equivalente ad almeno 5 volte di più rispetto all’arancia.
Ma se tutto questo funziona, allora mi viene di pensare che l'acidosi (di cui ho ampiamente parlato nei miei articoli relativi al Metodo Kousmine) sia l'imputato più probabile nel meccanismo di genesi dei calcoli renali: in condizioni di acidosi (pH fisiologico inferiore a 7) ci sono condizioni tanto più favorevoli quanto più ci si allontana dal pH 7 verso il pH più acido di 5 e anche meno che favorirebbe la precipitazione di sali che vanno ad aggregarsi in formazioni concrete come i calcoli renali: si tratta di vere a proprie cristallizzazioni che si possono evitare mantenendo il pH fisiologico leggermente superiore a 7 (7,3-7,4), così come la Dr.ssa Catherine Kousmine prevede nel suo metodo. Guarda caso per mantenere un pH fisiologico a questi livelli dovremo impegnarci ad assumere una dieta ricca di alimenti vegetali con poche, o meglio niente, proteine animali acidificanti.
Ancora una volta i conti tornano.