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lunedì 20 novembre 2017

MICOTERAPIA: Maitakè (Grifola Frondosa)

MAITAKE' o "Fungo della sindrome metabolica e del controllo del peso": vediamo perchè.
Maitakè è il fungo amico di chi ha problemi di linea poichè contribuisce a ridurre l'accumulo di grassi nel fegato e nei tessuti ed anche perchè stimola il corpo ad usare gli alimenti assunti limitando il deposito degli eccessi sotto forma di lipidi; migliora il processo di termogenesi cioè il meccanismo di utilizzo delle calorie.
Con Maitakè il colesterolo "buono" si stabilizza e si ha un miglior controllo del colesterolo "Cattivo" e della Glicemia, svolgendo un'azione di sensibilizzazione sui recettori dell'Insulina e quindi di attività dell'utilizzo del Glucosio.
Un'altra importante azione della Grifola Frondosa, accertata da studi specifici, è quella di favorire l'assimilazione del calcio, rinforzando le ossa ed il tessuto connettivo. Questa azione è importante ad esempio nelle persone affette da Osteoporosi.
In generale le donne in menopausa che tendono ad accumulare peso e ad avere un'indebolimento dei tessuti ossei, potrebbero prendere in considerazione l'assunzione di questo fungo.
Naturalmente ciò deve essere associato ad una Sana Alimentazione che tenga conto dello stato della persona e sostenga l'utilizzo di cibi vegetali, integrali e biologici.


E' un fungo commestibile e lo si trova anche in Italia nell'appennino, nelle prealpi marittime piemontesi e nella Sila. Per le sue dimensioni notevoli è anche definito come il Re dei Funghi, può infatti arrivare fino a 45 cm di larghezza.

RIASSUMENDO
Azioni principali
- metabolismo lipidico (sovrappeso)
- metabolismo glucidico (diabete tipo 2 e resistenza insulinica)
- sindrome dell'ovaio policistico

Azioni secondarie
- funzionalità epatica
- stimolazione difese immunitarie
- prevenzione dell'osteoporosi






martedì 4 ottobre 2016

Microalghe a confronto: Clorella, Spirulina e Alga Klamath

Dopo i PRECEDENTI POST sull'ALGA KLAMATH

- NUTRIZIONE E SALUTE: ALGA KLAMATH, alimento primordiale

eccomi con un ultimo appuntamento sul tema Alga Klamath per un confronto fra tre diversi alimenti apparentemente simili ma essenzialmente differenti: la CLORELLA, la SPIRULINA e la KLAMATH.
La prima cosa da dire è che l'Alga Klamath è l'unica a crescere in un ambiente selvatico; Clorella e Spirulina vengono coltivate in stagni artificiali con l'aggiunta di fertilizzanti e sono solo delle brutte copie delle antenate selvatiche; la Klamath è selvatica, vulcanica e incontaminata, caratteristiche che le donano una densità nutrizionale e una vitalità energetica decisamente superiori alle concorrenti coltivate.
Addentriamoci nelle caratteristiche peculiari che sono anche i riferimenti nutrizionali principali che vogliamo confrontare:
ASPETTI NUTRIZIONALI
Vitamina C: Klamath SI, Spirulina e Clorella NO. Inoltre le concentrazioni di Vitamine sono superiori nella Klamath.
Caroteni: Klamath e Spirulina SI, Clorella NO; tuttavia i caroteni della Klamath sono più assimilabili perchè si trovano nelle forme bilanciate cis e trans
Vitamina B12: merita sempre una particolare attenzione e diciamo subito che la forma assimilabile è presente solo nella Klamath. Quindi è un'ottima fonte di B12 per chi, come me ed i Vegani in genere, non assumo cibi animali che notoriamente la contengono.
Minerali: la Klamath ne contiene oltre 60 e contiene lo spettro completo degli Oligoelementi; rispetto ai 10-12 minerali contenuti nella Spirulina e Clorella, la Klamath contiene il doppio di Calcio, molto più Ferro e Vanadio, 6 volte più di Molibdeno, molto meno sodio e iodio.
Omega 3: li troviamo solo nelle Klamath nella quantità di 14 mg/g.

SISTEMA NERVOSO
Le Klamath sono le uniche a contenere Feniletilamina (PEA), ammina endogena prodotta dal cervello in condizioni di entusiasmo, gioia, serenità; la PEA è il principale attivatore di Dopamina e altri neurotrasmettitori.

SISTEMA IMMUNITARIO
Le microalghe contengono Polisaccaridi in grado di stimolare l'azione dei Macrofagi, uno dei primi strumenti a disposizione del Sistema Immunitario per intervenire a combattere elementi estranei al nostro corpo. La differenza tra le tre microalghe considerate è decisamente a favore delle Klamath; se poniamo uguale a 1 il valore dell'alga Spirulina, la Klamath vale 6 e la Clorella 3; quindi la Klamath è 6 volte più potente della Spirulina e ha una potenza doppia rispetto alla Clorella.
Per quanto riguarda invece le cellule NK (Natural Killer), altro strumento di attacco rapido del nostro sistema di difesa corporeo, solo le Klamath hanno dimostrato di aumentare la capacità migratoria di queste cellule, facendo di queste cellule uno strumento di intervento più rapido.
Anche per quanto riguarda i Linfociti (B e T), solo le Klamath sono in grado di stimolare la mobilizzazione di queste importanti cellule del sistema immunitario.
Per quanto riguarda l'attività di riduzione della produzione di Radicali Liberi si conosce quella delle Alghe Klamath ma non ci sono conferme per quanto riguarda Spirulina e Clorella.

PROPRIETÀ ANTIOSSIDANTI E ANTINFIAMMATORIE
Solo le Klamath e le Spirulina contengono le potenti Ficocianine, in particolare le Klamath hanno le AFA-PC potentissime antinfiammatorie e antiossidanti. Le alghe Clorella non hanno queste sostanze.
Clorofilla, l'"emoglobina" vegetale, ottimo alcalinizzante che conferisce il colore verde; le Klamath e la Clorella sono le più ricche ma tutte si difendono molto bene con contenuti ritenuti più alti di tutto il mondo vegetale.

Grazie a queste informazioni abbiamo una ottima opportunità di scegliere quale microalga utilizzare nella nostra alimentazione o integrazione, ma sembra del tutto ovvio che con le Alghe Klamath abbiamo uno spettro di attività integrativa e stimolante molto più elevata rispetto alle altre due messe a confronto.

domenica 26 giugno 2016

NOCI di MACADAMIA: insolita fonte di salute.

I semi sono sempre e comunque un concentrato di elementi utili alla vita. Sono densi di sostanze che possono generare una nuova vita, una nuova pianta. Molti semi sono utili anche alla nostra alimentazione. La lista dei semi edibili è molto lunga e ognuno ha le proprie preferenze. Ad esempio se pensiamo alle noci, alle mandorle, alle nocciole, molti le conoscono e, anche se saltuariamente, magari in occasione delle feste Natalizie (questa è un'abitudine italiana), bene o male ne consumiamo. Ma fare del consumo dei semi un'abitudine alimentare non è da tutti, quindi suggerisco non solo di consumare con più frequenza questi alimenti importanti e ricchi, ma di cercare di provarne sempre di nuovi.
La curiosità e la voglia di provare non dovrebbero mai mancare a chi cerca di scoprire le fonti utili ad una sana alimentazione. Non possiamo nascondere che nel Maggio 2001 uno studio sui benefici del consumo di "frutta secca" (ma si tratta di semi), riduce il rischio di malattie coronariche; altre ricerche hanno riscontrato un vero e proprio collegamento tra il consumo di questi alimenti ed un miglioramento della salute in generale.
Ecco perchè le Noci di Macadamia non dovrebbero essere mai nella lista dei "questi non li ho mai provati"
Le Noci di Macadamia, originarie delle foreste pluviali dell'Australia risultano essere tra i migliori alimenti in quanto a contenuto di Acidi grassi monoinsaturi salutari; tuttavia la lista dei micronutrienti utili ad un buon equilibrio del metabolismo è piuttosto ricca:
Calcio, Potassio, Magnesio, Selenio, Manganese, Rame, Ferro, Zinco, Vitamine del gruppo B, Vitamina E e C, Flavonoidi antiossidanti, Zinco, Aminoacidi essenziali.
Non a caso gli aborigeni australiani le considerano una vera prelibatezza, sia per il loro gusto e quindi come alimento, sia come fonte di Olio cosmetico. Le Noci di Macadamia crescono anche in Sudafrica, America centrale, California e Hawaii.
Contenuto di Oli benefici: parliamo di Acido Oleico, Acido Palmitoleico ma anche grassi essenziali Omega3 (in quantità tuttavia non così interessanti). E' il seme più ricco di acidi monoinsaturi sani (80%); neppure l'olio di Oliva ne contiene altrettanti (74%). I grassi di cui parlo sono di quelli utili al mantenimento di un livello ottimale di Colesterolo ematico, ottimizzando il rapporto tra il cosiddetto "Colesterolo  Cattivo" (LDL) e quello "Buono (HDL). Ovviamente questo è stato anche oggetto di studi scientifici che ne hanno dimostrato l'efficacia in tal senso.
In cucina l'Olio di Macadamia si usa per la sua capacità di resistere alle alte temperature (come anche l'Olio Extravergine di Oliva), tuttavia consiglio come sempre di sfruttare il potenziale nutritivo degli Oli sempre da crudi.
Fonte importante di Selenio: pur non avendo il contenuto di questo elemento al pari delle Noci Brasiliane, le Noci di Macadamia ne sono un'ottima fonte. Il Selenio è un importante e potente Antiossidante e da studi pubblicati su JAMA (Journal of American Medica Association) pare che una sua carenza sia da collegare alle alte incidenze di cancro e malattie cardiache. L'attività benefica del Selenio è anche legata alla sua capacità di legarsi ai METALLI PESANTI .
Come tutti i semi oleosi, le Noci di Macadamia sono una buona fonte di Fibre alimentari, utili per la salute dell'intestino.
Aminoacidi essenziali: spesso la lista dei nutrienti di un alimento riporta la lista degli aminoacidi essenziali che sono presenti; qui sono presenti tutti, quindi le Noci di Macadamia sono una fonte di proteine molto interessante, a conferma che il mondo vegetale offre davvero tutto ciò di cui abbiamo bisogno. 11 Noci (o 30 gr) forniscono la ragguardevole quantità di 2 grammi di Proteine.
Sotto quel forma consumarle? A scopo alimentare ovviamente sgusciate, meglio se hanno ancora con la loro "pellicina" di copertura ancora presente in quanto è ricca di utili nutrienti, come sempre nell'ambito dei semi. Mai utilizzare prodotti che siano stati tostati perchè il calore tende comunque a denaturare gli acidi grassi. Quindi consumarle assolutamente crude: la consistenza è croccante, l'aspetto untuoso e di sapore sono davvero gradevolissime. Si trovano anche il Latte di Noci Macadamia e l'Olio puro utilizzabile sia come alimento sia come cosmetico. Ovviamente esistono anche prodotti cosmetici, come le creme, che contengono l'Olio puro.

DOVE TROVARLE?
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mercoledì 25 marzo 2015

Tahin crudista: ricca crema spalmabile per la salute.

I Semi di Sesamo sono il principale ingrediente della Tahina o Tahin, una crema che può essere preparata in diversi modi; tuttavia alcuni metodi non sono ottimali per mantenere intatte tutte le proprietà che i semi di Sesamo integrali promettono.
Vediamo innanzitutto quali sono i poteri nutrizionali principali dei Semi di Sesamo:

Si può notare l'abbondanza di Calcio e Acidi grassi di vario genere, soprattutto Polinsaturi. Interessanti sono anche i contenuti di Magnesio e Potassio.
Proprio per la presenza di Acidi Grassi polinsaturi ritengo che i semi di sesamo siano uno degli alimenti che merita di non essere mai trattato con il calore; ecco perché sono contrario sia ad utilizzarli nelle cotture in forno, sia nei cosiddetti "salti in padella". In alcune ricette di consiglia infatti di scaldare a secco in padella i semi sino a quando non si sentono dei piccoli scoppiettii; a quel punto si raccomanda di spegnere il fuoco ed i semi continueranno a scoppiettare per un po'. Questo riscaldamento è tuttavia dannoso e tende ad alterare le proprietà legate agli acidi grassi Polinsatri. Il calore infatti, oltre i 40 gradi, modifica la struttura chimica di tali componenti, rendendoli inutilizzabili dal nostro corpo.
Ogni ricetta che contenga i semi di Sesamo non dovrebbe mai pertanto contemplare un trattamento termico che superi la temperatura di 40°C.
Ecco quindi che la Crema Tahin può, e deve, essere preparata interamente a crudo.
Come si fa? E' molto semplice al punto che anch'io la preparo in 5 minuti:
- 100 g di Semi di Sesamo non tostati
- 2 cucchiai di Olio di Semi di Girasole spremuto a freddo (si possono eventualmente usare altri oli come quello di Sesamo stesso oppure quello di Vinaccioli che è di sapore abbastanza neutro).
- un pizzico di sale integrale marino oppure Sale dell'Himalaya fine
- Acqua quanto basta.
La preparazione si fa macinando i semi di Sesamo a freddo; consiglio di macinare i semi a piccole porzioni per evitare un prolungamento dell'operazione che potrebbe portare ad un riscaldamento del preparato. Al termine delle macinazioni si mette il preparato in una ciotola, si aggiungono i due cucchiai dell'Olio di semi che avete scelto, il sale a piacere e si mescola il tutto con una forchetta per omogeneizzare bene. E' molto probabile che il composto che si ottiene sia piuttosto denso; ecco che l'aggiunta di acqua ci viene in aiuto per ammorbidire il prodotto e renderlo più cremoso. La consistenza può essere così adeguata alle proprie necessità e ai propri gusti.

Ecco pronta un crema dal potere nutrizionale eccellente per chi vuole arricchire la propria alimentazione con più Calcio. Indipendentemente da questo, il contenuto di Acidi grassi polinsaturi la rende ancora più appetibile.
Non resta che provare, magari con le dosi dimezzate o anche un po' alterate in funzione dei propri gusti; ottima per aperitivi a base di Succhi freschi di verdure oppure come antipasto su Bruschette non calde, ma non è da sottovalutare l'uso della crema con le verdure crude o cotte.

domenica 2 giugno 2013

Calcoli e coliche renali: evitarli con una dieta sana e vegetariana


Da lungo tempo ormai, i calcoli e le coliche renali sono diventate un'afflizione per il genere umano.
Le statistiche dicono che la percentuale dei casi va dal 2% al 5% di media e sono colpiti più gli uomini delle donne.
La Colica renale è caratterizzata da un dolore violento e acuto che pur partendo dall'uretere si riflette in un'ampia area corporea, dal fianco all'inguine, allo scroto o alla vulva; esso è causato dal passaggio dei calcoli che provocano dapprima una dilatazione e poi spasmi. Il dolore è dato dalla presenza del calcolo, anche se esso non ostruisce completamente le vie urinarie, e dalle attività di contrazione e rilassamento della muscolatura liscia delle vie urinarie in cui è contenuto il calcolo.

Buona parte delle persone che hanno i calcoli renali se ne accorgono casualmente in concomitanza di analisi cliniche o di ecografie addominali durante un check up; spesso però ci si accorge dei calcoli renali quando il peggiore dei dolori si fa sentire durante una colica, quando il corpo tenta di espellere quei sassolini più o meno grossi (dimensioni che vanno da meno di un millimetro per la cosiddetta "renella" o "sabbiolina", fino a oltre il centimetro).

La formazione dei calcoli è in genere dovuta alla rottura di un delicato equilibrio che la funzione renale riesce a mantenere in condizioni fisiologiche normali. La funzione dei reni infatti è di risparmiare acqua da una parte e di eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili dall'altra; questo deve essere fatto in continuo adattamento alle diverse situazioni in cui l'organismo viene a trovarsi, situazione di idratazione, di dieta, di clima, di terapia farmacologica, di attività fisica.
In condizioni fisiologiche normali i calcoli non si formano grazie alla presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali (di calcio e non solo) che vengono mantenuti in complessi solubili. Purtroppo questi meccanismi non sempre garantiscono una protezione efficace; infatti se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo.
In ordine di frequenza, i calcoli di Ossalato di Calcio rappresentano il 40% del totale dei calcoli che si possono formare nelle vie urinarie (a seguire quelli di Fosfato di calcio, Acido Urico, ma anche misti fra quelli appena citati).
Bene, cominciamo con il dire che i calcoli di Ossalato di Calcio sono più frequenti nei paesi "sviluppati" rispetto a quelli in "via di sviluppo".
Continuiamo poi col dire che ci sono dei collegamenti tra l'alimentazione e il tasso di calcolosi renale.
Lo scienziato T. Colin Campbell, nel suo bestseller "The Cina Study", riporta fedelmente i risultati delle sue ricerche bibliografiche e relaziona in merito al rapporto tra cibo e calcoli: questa è materia dello studioso più esperto a livello mondiale in quanto a calcolosi, il Dott. Robertson, che continua ancora oggi un lavoro iniziato più di 30 anni fa; il Dott. Robertson è l'artefice degli studi che hanno condotto alla stupefacente relazione fra consumo di proteine animali e calcoli renali: ad esempio uno studio effettuato nel Regno Unito mediante l'osservazione protratta nel tempo, dal 1958 al 1973, di persone che avevano consumato proteine animali in quantità superiore ai 21 grammi al giorno, aveva portato alla straordinaria evidenza di un elevato numero di coliche renali nella popolazione osservata. L'equipe del Dott. Robertson aveva sviluppato un modello molto consistente per la valutazione del rischio di calcoli renali: tra i sei fattori di rischio evidenziati,  dai loro studi risulta che il maggior rischio si corre con il consumo di proteine animali. Inoltre le proteine animali influenzano anche la ricomparsa dei calcoli renali una volta che sono stati espulsi o rimossi. Lo stesso Robertson ha dimostrato come egli fosse riuscito ad eliminare i calcoli renali ricorrenti semplicemente eliminando le proteine animali dalla dieta alimentare.
La dimostrazione di quanto sperimentalmente si era verificato fu individuata dal gruppo di ricerca di Robertson che aveva scoperto la correlazione tra consumo di proteine animali ed un innalzamento repentino ed importante nelle urine di Calcio e Ossalato. Quando i reni subiscono in modo persistente questo attacco da parte del Calcio e dell'Ossalato, si possono formare i calcoli.

Recenti studi hanno evidenziato come la genesi dei calcoli renali possa essere causata dei radicali liberi che ne inizierebbero la formazione; una dieta ricca di antiossidanti sarebbe quindi indicata per prevenire la calcolosi: non è una sorpresa che gli alimenti vegetali siano ricchi anche di di antiossidanti.

Uno studio Italiano ha individuato nel Limone un valido aiuto nella cura dei calcoli renali e delle coliche. Ma perché, tra tutti, proprio il limone?
Quando si parla di proprietà benefiche del limone nella prevenzione e nella cura della calcolosi renale, il riferimento è principalmente l’acido citrico; infatti proprio il citrato con la sua azione alcalinizzante impedisce la precipitazione del calcio urinario e quindi la formazione di cristalli che sono all’origine dei calcoli renali più comuni, ovvero quelli di calcio ossalato. E se è vero che tutti gli agrumi sono delle sorgenti naturali di citrato, il limone è quello che ne contiene in maggiore quantità (circa 42,9 grammi per chilo) equivalente ad almeno 5 volte di più rispetto all’arancia.
Ma se tutto questo funziona, allora mi viene di pensare che l'acidosi (di cui ho ampiamente parlato nei miei articoli relativi al Metodo Kousmine) sia l'imputato più probabile nel meccanismo di genesi dei calcoli renali: in condizioni di acidosi (pH fisiologico inferiore a 7) ci sono condizioni tanto più favorevoli quanto più ci si allontana dal pH 7 verso il pH più acido di 5 e anche meno che favorirebbe la precipitazione di sali che vanno ad aggregarsi in formazioni concrete come i calcoli renali: si tratta di vere a proprie cristallizzazioni che si possono evitare mantenendo il pH fisiologico leggermente superiore a 7 (7,3-7,4), così come la Dr.ssa Catherine Kousmine prevede nel suo metodo. Guarda caso per mantenere un pH fisiologico a questi livelli dovremo impegnarci ad assumere una dieta ricca di alimenti vegetali con poche, o meglio niente, proteine animali acidificanti.
Ancora una volta i conti tornano.
 




giovedì 30 maggio 2013

OSTEOPOROSI - La miglior prevenzione e la miglior cura sono NO al latte/latticini e NO alle proteine animali!

L'Osteoporosi viene definita come "una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da ridotta massa minerale e deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità dell'osso e maggior rischio di fratture".
La mancanza di Calcio e Fosforo nella struttura ossea determina una rarefazione della struttura trabecolare delle ossa soprattutto in determinati punti (tibia, perone, vertebre), asintomatica fino al momento della frattura che può verificarsi anche in seguito a lievi traumi; ecco perchè la prevenzione ha un ruolo decisivo nel contrastare le statistiche di fratture che ogni anno affliggono numerosi adulti.
Ma, le terapie che seguono ai controlli diagnostici hanno senso? La risposta è: No se gli interventi terapeutici sono fatti con ormoni, integratori e altro; SI, se l'intervento è mirato a modificare la dieta e lo stile di vita.
Se volete leggere una montagna di idiozie potete godervele in questa pagina della LIOS; se tutto quello che c'è scritto in questa pagina fosse vero ed efficace non avremmo più Osteoporosi da trattare, invece l'Osteoporosi, non solo non è stata arrestata, bensì è in continuo aumento. Le solite associazioni che "curano" l'osteoporosi (affinchè non si estingua!).
Forse è il caso di cominciare a chiedersi perchè!
Si calcola che, nel mondo, circa 200 milioni di persone siano attualmente affette da osteoporosi. Solo in Europa, USA e Giappone, l'osteoporosi colpisce più di 75 milioni di persone. La tendenza all'allungamento della vita media e all'invecchiamento delle popolazioni, in mancanza di seri interventi di prevenzione, determinerà nei prossimi decenni un significativo aumento dei casi. Attualmente, ogni anno, in Europa e USA, si verificano più di 2.3 milioni di fratture da osteoporosi. Nel 1990, nel mondo, le fratture del femore sono state stimate a 1,6 milioni; per il 2050 se ne attendono 6,3 milioni. 
L'Osteoporosi è una delle affezioni che colpisce sia donne che uomini: il 20% di donne oltre i 40 anni e il 15% di uomini oltre i 60 anni di età. Inoltre il 40% di donne ed il 30% di uomini è affetto da osteopenia (rarefazione della massa ossea) ma solo la metà è a conoscenza del proprio stato che prima o poi culminerà in una frattura ossea.
Ognuno di noi ha una sua storia legata al latte, quello di mucca. Moltissimi di noi hanno avuto la fortuna di essere allattati dal seno della propria madre moltissimi altri purtroppo no. Ma non è del latte materno umano che ci dobbiamo occupare, bensì del latte che durante e dopo lo svezzamento ci hanno insegnato essere uno degli alimenti più benefici a disposizione per crescere più forti e sani: questo è sbagliato!
Questa è un'informazione frutto dell'ignoranza di molti: ci hanno voluto far credere che col latte vaccino saremmo cresciuti forti e vigorosi, tanto che le autorità sanitarie nel tempo hanno innalzato la RDA del Calcio (la dose giornaliera raccomandata) raddoppiandola, pensando che quanto più calcio assumiamo tanto meno dovremmo incorrere nell'Osteoporosi: invece non è così.
In America il consumo per persona di latte vaccino e suoi derivati è uno dei più alti al mondo, il che può far pensare che gli americani siano una fra le popolazioni più robuste dal punto di vista della struttura ossea; purtroppo è vero il contrario! In america si registra infatti anche un tasso molto elevato di fratture ossee nella popolazione di donne oltre i 50 anni; le percentuali più alte si registrano però in Europa e soprattutto in Australia e Nuova Zelanda dove il consumo di latte vaccino è ancora più elevato che negli USA.
Vogliamo continuare a domandarci il perchè?
Nonostante tutti i messaggi che esortano a consumare più latte ed assumere più calcio, l'osteoporosi non arresta la sua scalata lungo una salita che non si sa quando terminerà se non si prenderanno gli opportuni provvedimenti che purtroppo saranno sicuramente contrastati dalle industrie produttrici di latte e latticini.
L'argomento Osteoporosi è preso in considerazione anche in "The China Study", il bestseller di T. Colin Campbell, che riporta in maniera impeccabile il numero di studi, effettuati nel tempo, che senza ombra di dubbio rivelano una correlazione scientifica tra il consumo di proteine animali e le fratture ossee nelle donne di diversi paesi: un rapporto redatto nel 1992 dalla facoltà di medicina dell'Università di Yale riassume i dati di 34 indagini separate condotte in 16 paesi diversi e apparse in 29 pubblicazioni scientifiche certificate. Tutti i soggetti delle indagini erano donne oltre i 50 anni di età e l'impressionante dato che emerge è il tasso del 70% di fratture ossee attribuibile al consumo di proteine animali.
I ricercatori avevano spiegato anche il perchè di questa correlazione: le proteine animali più di quelle vegetali acidificano il nostro organismo il quale per difendersi deve trovare una fonte per contrastare lo stato di acidosi che non può sopportare; il mezzo per neutralizzare l'acidosi diventa il calcio che è un basificante molto efficace, e la fonte di calcio diventano soprattutto le ossa che, private del calcio, si indeboliscono e diventano più soggette a facili fratture.
Questo meccanismo era noto fin dagli anni '20: le proteine animali sono più capaci di quelle vegetali nel determinare uno stato di acidosi nell'orgnaismo umano e questo può essere fonte di numerosi malanni, tra cui l'osteoporosi.
E' stata anche dimostrata una correlazione lineare tra il consumo di proteine animali e un aumento di calcio nelle urine, il quale aumenta nell'impressionante misura del 50% in conseguenza ad un raddoppio del consumo di proteine animali; ciò conferma che una rimozione del calcio dall'organismo è una conseguenza diretta di una dieta a base di proteine animali.
La pubblicazione più recente è invece quella dell'Università della California, nel 2000, basata su 87 indagini condotte in 33 paesi diversi: sono stati confrontati il consumo di proteine animali e vegetali in rapporto alle fratture ossee; il risultato di questo studio multinazionale è veramente straordinario perchè si vede chiaramente che il consumo di proteine vegetali è associato alla totale sparizione delle fratture ossee osteoporotiche.
Altri importanti studi vengono citati in "The China Study" con dovizia di particolari bibliografici che non lasciano dubbi sulla serietà dei riferimenti; uno di questi è uno studio condotto a livello nazionale negli USA, su gruppi di donne dai 65 anni in su che avevano consumato per 7 anni diete diverse nel rapporto tra proteine animali e vegetali; il risultato è stato che le donne che avevano consumato più proteine animali avevano avuto un tasso di fratture ossee circa 4 volte superiore a quello delle donne che, pur avendo consumato più proteine vegetali, avevano mantenuto un consumo di proteine animali del 50% rispetto al loro consumo totale. Figuriamoci se avessero consumato una dieta vegetariana!
Il confronto fra le diete alimentari dove il consumo di proteine animali è nettamente superiore a quello di proteine vegetali e diete dove invece il consumo di proteine è invertito, porta inevitabilmente a dati di incidenza delle fratture ossee che arrivano al 99% in meno! Straordinario vero?
Nonostante tutto ciò, nel mondo occidentale si pubblicizza ancora che i latticini sono una necessità giornaliera per rendere forti le nostre ossa, soprattutto in gravidanza e durante l'allattamento.
Uno studio condotto in 10 paesi ha dimostrato che la quantità di Calcio assunta nella dieta o con integratori è associata ad un aumento delle fratture ossee (la maggior parte del calcio è stata comunque assunta come prodotti caseari piuttosto che integratori).
Il meccanismo di questo effetto lo si riscontra in una incapacità dell'organismo di regolare il bilancio tra assorbimento ed escrezione del calcio, azione normalmente esercitata dall'ormone Calcitriolo (una forma attiva di Vitamina D che regola la quantità di calcio da assorbire dagli alimenti e quella da espellere e fissare nelle ossa); ciò sarebbe una conseguenza di una assunzione, ripetuta nel tempo, di alte quantità di calcio che manderebbe in tilt questo meccanismo di regolazione.
Dunque, le proteine animali ed il calcio sono i due principali imputati legati alle fratture ossee osteoporotiche; guarda caso i latticini sono ricchi di entrambe questi elementi nutritivi.

Un indice ritenuto importante per diagnosticare la salute delle ossa è la Densità Minerale Ossea (DMO, in inglese BMD = Bone Mineral Density; determinata mediante la Mineralometria Ossea Computerizzata = MOC).

Da quanto si evince sopra è il rapporto fra proteine animali e proteine vegetali assunte con la dieta l'indice predittivo della possibilità di incorrere in fratture osssee osteoporotiche; la DMO non è stata significativamente associata a questo indice, ciò significa che non è un esame predittivo per le fratture ossee da ospeoporosi. Per dirne una: nei paesi in cui la DMO è inferiore rispetto ai paesi "occidentali", si è verificato che anche il tasso di fratture ossee è più basso.
Per concludere si possono dare i migliori suggerimenti per ridurre il rischio di Osteoporosi:
1) Alimentarsi con una grande varietà di cibi vegetali naturali ed evitare cibi di origine animale compresi i latticini (il calcio si trova in quantità sufficiente anche in moltissimi alimenti vegetali come i legumi e le verdure a foglia);
2) Fare attività fisica in maniera costante e frequente (ci sono mille modi per farlo ed anche divertenti; sfruttare anche le innumerevoli possibilità di evitare le comodità nella vita quotidiana, come usare l'ascensore anzichè salire le scale a piedi)
3) Evitare i cibi raffinati (che sono stati depauperati degli elementi nutritivi minerali come il calcio contenuti invece negli alimenti integrali).
Ne abbiamo abbastanza per dire ancora una volta che la verità anche sull'Osteoporosi è qualcosa che va ricercata al di fuori dei "media" dell'informazione, della scienza convenzionale e dell'industria alimentare. Se queste verità non verranno largamente rese pubbliche e sostenute dall'informazione alle popolazioni fin dall'età scolare, il trend di salita dei numeri di fratture da osteoporosi non vedrà mai il culmine.

Personalmente non ci credo che si riuscirà in poco tempo a raggiungere tale obiettivo: nel mio piccolo io mi dò da fare affinchè avvenga quanto prima.