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martedì 2 agosto 2016

ACQUA E CORPO UMANO: nuove ipotesi su questa RELAZIONE VITALE

L'ACQUA è un componente fondamentale per tutti gli Esseri viventi. Indipendentemente dal fatto che siano esseri viventi nell'Acqua o che siano esseri viventi nell'Aria, sulla terra, all'interno di tutti gli organismi viventi l'ACQUA è vitale, essenziale per la vita grazie alle sue proprietà e grazie a tutto ciò che permette di far accadere.
Si dice che le origini della vita, anche degli esseri viventi sulla terra ferma, derivino dall'acqua come mezzo, come ambiente naturale. In fondo, volendo ben guardare, attivando una specie di microscopio ultra-elettronico mentale, potremmo vedere che l'Acqua ha ancora questo ruolo anche negli esseri viventi degli ambienti terrestri: all'interno di ogni Cellula, infatti, si apre un mondo acquatico, dove galleggiano organelli e strutture che fanno funzionare la Cellula; al di fuori delle Cellule, tutt'attorno, c'è un ulteriore mondo acquatico, nel quale sono immerse le cellule che costituiscono i tessuti di tutto il nostro organismo, ma anche di quello di tutti gli esseri viventi.

L'Acqua è dunque il componente chimico essenziale alla vita sulla terra; ma ancora non si è giunti a capire quali e quante siano veramente le sue proprietà; si pensi ad esempio al ruolo che l'acqua ha nel mantenere una memoria di ciò con cui ha avuto un contatto (si approfondisca a questo proposito il tema della memoria dell'acqua come veicolo nelle preparazioni Omeopatiche). Forse il fatto che per la Scienza Ufficiale sia una molecola inorganica e apparentemente semplice, ha di fatto scoraggiato gli Scienziati dal continuare ed approfondire ogni ulteriore sorta di indagine per scoprire quale sia in realtà il ruolo dell'acqua nel mistero della vita. Forse il fatto che non ci possano essere, apparentemente, ritorni economici a fronti di studi sul questa molecola, ha bloccato ogni finanziamento utile in tal senso.
Abbiamo a che fare purtroppo con una Scienza al servizio dell'industria e dell'economia più che di una Scienza a fini di conoscenza.
Se vogliamo approfondire in quali percentuali l'Acqua è presente nel corpo Umano, ecco alcuni riferimenti utili in base all'età e al sesso dell'individuo, considerando le percentuali indicate come rapporto volumetrico tra acqua e restanti componenti:
- Feto: 85 - 90%
- Neonato: 75 - 80%
- Uomo adulto: 60%
- Donna Adulta: 55%
- Anziano: 40 - 50%
Se si vanno a considerare i vari distretti/tessuti del corpo umano, ci si può stupire di come l'acqua sia distribuita:
- Cervello: 85%
- Sangue: 80%
- Muscoli: 75%
- Cute: 70%
- Tessuto Connettivo: 60%
- Ossa: 30%
E fin qui niente di nuovo.
Per fortuna qualcuno che si occupa di ACQUA in modo particolare esiste: il Dottor Gerald Pollack, docente di Bioingegneria all'Università di Washington, redattore della rivista "WATER" (Acqua), è giunto a conclusioni diverse considerando la presenza dell'acqua in "numero di molecole" anzichè in termini volumetrici; al contrario di quanto si pensasse fino a pochi anni fa, il Prof. Pollack ipotizza una presenza di acqua nel corpo umano del 99%.
Le principali funzioni attribuite e riconosciute all'acqua nel corpo umano sono:
- Trasporto delle sostanze nutrienti
- Regolazione del bilancio energetico
- Disintossicazione
- Lubrificazione
- Regolazione della temperatura corporea
- Regolazione dell'equilibrio idrico.
Ma quante altre e, soprattutto, quali siano le ulteriori funzioni dell'Acqua nel corpo di un essere vivente, si fatica ad elencarle, soprattutto perchè è mancato e manca un vero filone di Studi scientifici che tentino di risolvere questo vuoto di conoscenza.
In realtà molti scienziati che si sono occupati di Bioenergetica del corpo Umano, riconoscono alle molecole di Acqua un ruolo fondamentale nelle strutture del Tessuto connettivo; grazie alla capacità delle molecole di organizzarsi attorno alle proteine che compongono i tessuti connettivi (Collagene), si riconoscono all'Acqua ruoli funzionali nella trasmissione dell'energia all'interno del corpo; grazie a queste capacità dell'acqua, i tessuti connettivi sarebbero dei veri e propri "Semiconduttori Pizoelettrici" (in grado di creare energia se sottoposti a pressione e viceversa) organizzati in strutture simili ai "cristalli"  in grado di trasmettere energia in modo estremamente veloce e anche in grado di essere dei siti di memorizzazione delle informazioni (JAMES OSCHMANN: Medicina Energetica).
Tornando a Gerald Pollack, nel suo libro "The forth fase of water" (La quarta fase dell'acqua), egli ipotizza che alcuni tipi di acqua, come quella contenuta nei SUCCHI ESTRATTI A FREDDO, possono rifornirci di una carica elettrica negativa vitale, capace di mantenere un corretto equilibrio BIO-CHIMICO_FISICO-ELETTRICO nel nostro organismo.
Pollack ha scoperto che l'Acqua disciolta dei Ghiacciai, l'Acqua di Sorgente e l'Acqua contenuta negli ESTRATTI di frutta e verdura, hanno in comune questa carica elettrica uguale peraltro a quella della Terra. Acqua caratterizzata da una maggiore densità (sottoforma di H₃O₂⁻ (H₂O + OH⁻) anzichè H₂O), che la rende più simile all'acqua contenuta nelle cellule e nei liquidi extracellulari. Ecco perchè questo tipo di Acqua sarebbe più facilmente assimilabile dal corpo, risultando più capace di attraversare le membrane cellulari e trasportarvi nutrienti importanti come i complessi Vitaminici e altri nutrienti all'interno delle cellule.
Questo aspetto e caratteristica importante delle "Acque di Pollack", potrebbe darci qualche motivo in più per credere alla necessità di ALCALINITA' (concentrazione di ioni OH⁻) dei liquidi fisiologici umani, e alla necessità di introdurre nel nostro organismo Acque il più possibili simili a queste.
Non possiamo escludere neanche che le Acque che non abbiano queste caratteristiche vengano più difficilmente assorbite o, se lo sono, vengano introdotte con l'utilizzo di meccanismi energeticamente dispendiosi e quindi poco "bio-economici".
Detto tutto ciò, spero che il lettore si sia incuriosito o abbia aguzzato un interesse maggiore per l'importanza e la funzione dell'Acqua nel corpo umano e da qui la necessità di idratarsi correttamente per mantenere appieno le funzionalità del corpo.

venerdì 8 luglio 2016

OMEOPATIA: una descrizione chiara e trasparente di Tiziano Terzani

L'OMEOPATIA è stato uno degli interessi di Tiziano Terzani nel suo lungo viaggio alla ricerca di rimedi alternativi a quelli Chimici e Tossici che consapevolmente ha utilizzato o ha permesso che venissero utilizzati contro il suo male. Nel suo tentativo soprattutto di capire i perchè del male del secolo, (e se andiamo avanti così del millennio!): il cancro, Terzani si è imbattuto nell'Omeopatia. Avendo sperimentato l'Omeopatia come un aiuto al suo stato emotivo, quasi di depressione in un momento così difficile della sua vita, ed avendone riscontrato i benefici nel miglioramento del suo umore, Tiziano Terzani si è domandato se l'Omeopatia poteva essere in grado di portare benefici anche per il cancro. Nel suo libro "UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA - Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo , Terzani approfondisce la storia e il destino dell'Omeopatia che trovo possa essere utile per molti al fine di capire di cosa si tratta e perchè l'Omeopatia è stata ed è tutt'ora tanto tartassata dai vari tentativi di screditarla e di porla nel dimenticatoio.
E' certo che, come in tanti altri casi, si cerca sempre di farne una moda e di sfruttare al massimo sempre tutto, soprattutto per creare dipendenze e quindi business, soldi. La Vera Omeopatia, così com'è stata ideata è molto probabilmente qualcosa di ben diverso da quell'OMEOPATIA intuita e sperimentata dal suo fondatore Hahnemann.
Mi fido di quello che Tiziano Terzani scrive nel suo libro a riguardo perchè traspare un quadro estremamente rigoroso e dettagliato, ma altrettanto coinciso e chiaro su questa Medicina alternativa, molto alternativa, forse troppo alternativa ed efficace per essere accettata dalla Scienza ufficiale e dalla nostra Medicina Occidentale.
Ecco cosa scrive T. Terzani nel suo libro, dopo aver sperimentato gli effetti benefici dei rimedi Omeopatici che aveva assunto:

>>> Tornai a New York decisamente più calmo e sereno. Le goccioline erano state magiche; la mia curiosità per l'omeopatia era cresciuta. Tutto ciò che aveva a che fare con questo tipo di medicina sembrava andare contro la ragione, contro ogni buon senso, ma era affascinante. Soprattutto non era aggressivo.
E le domande cominciarono a porsi. Poteva il "rimedio" che aveva agito così bene sul mio umore fare qualcosa per il mio cancro? Potevano quelle goccioline stimolare la mia forza vitale e ridare equilibrio e saggezza al mio sistema immunitario impazzito? Tutte le terapie suggerite dagli aggiustatori (Tiziano si riferisce con questo termine ai medici americani che l'avevano in cura) avevano effetti secondari devastanti e pericolosi. Quelle Omeopatiche erano assolutamente innocue.
Sapevo di non avere tempo per fare esperimenti con la magia. ma i dubbi sulla radioterapia che stavo per cominciare mi vennero. Magari fra duecento anni anche gli aggiustatori dell'MSKCC (l'istituto americano dove era ufficialmente in cura Tiziano) saranno visti come dei primitivi e le loro terapie come dei supplizi che alla lunga fanno fra i pazienti più vittime di quanti ne salvano, mi dicevo. Avevo cominciato a leggere di Omeopatia e mi resi conto che era nata fra il Settecento e l'Ottocento da un senso di repulsione contro il modo in cui i malati venivano trattati: tenuti a letto e sottoposti a un regime di vera tortura a base di salassi e di purghe.
Per quasi quindici secoli la medicina si era fondata sulla convinzione che la malattia fosse provocata da veleni, spesso descritti come "umori", che andavano espulsi dal corpo con ogni mezzo: non solo con i naturali organi di secrezione, ma anche con metodi artificiali. Di questi il più frequente era il salasso, affidato a sanguisughe applicate a varie parti del corpo. ......
Fu a quel tempo che Samuel Hahnemann, medico tedesco con una formazione anche di chimico, nato a Meissen in Sassonia nel 1755, indignato nel vedere come la sua professione trattava  pazienti,  pensò di capovolgere l'intero approccio alla malattia e di sviluppare una terapia che ... non uccidesse i malati. Solo mettendo un freno alle pratiche assassine della vecchia medicina, Hahnemann salvò tantissima gente e questo sarebbe stato, secondo i suoi critici, l'unico merito dell'omeopatia. Ovviamente c'era ben altro.
Hahnemann era un attento osservatore della natura, un vero scienziato. Si accorse, ad esempio, che l'insorgere in un paziente di una nuova malattia, finiva, a volte, per curargliene una vecchia.
Tornò per questo a studiare un principio noto a molti popoli del passato: curare il simile col simile. Lo conosceva Ippocrate nella Grecia del IV secolo prima di Cristo, l'aveva riscoperto Paracelso nel Rinascimento, l'avevano usato i cinesi, i maya e i pellirossa. In India è ancora parte della tradizione ayurvedica e tutti gli indiani conoscono la storia di Bhima, uno dei protagonisti del Mahabharata, che si salva da un avvelenamento facendosi mordere da un serpente velenoso.
Il primo esperimento Hahnemann lo fece su se stesso. Scoprì che l'estratto di una certa corteccia (Cinchona) produceva in una persona sana gli stessi sintomi prodotti dalla malaria. Dando piccole dosi di quell'estratto a una persona affetta da malaria, vide che quella guariva. La conclusione era ovvia: somministrando una piccola quantità di "malattia" si fanno insorgere i sintomi della malattia stessa e con ciò si stimola il corpo a difendersi e a guarire. Niente di balordo: i vaccini che oggi diamo per scontati funzionano esattamente così. Forse funziona così lo strano sistema con cui le popolazioni tribali del Gujarat, in India, curano l'idrofobia: prendono le zecche del pelo del cane che li ha morsi e le bevono con un po' di acqua.
Per Hahnemann si trattava, attingendo all'infinita farmacopea disponibile nella natura, di studiare quali erano i "sintomi" che un elemento animale, vegetale o minerale era in grado di provocare. Scoprire quale elemento provocava quali sintomi, poteva significare aver trovato un nuovo rimedio.
Prima i suoi familiari, poi alcuni volontari aiutarono Hahnemann in quest'impresa. Ognuno di loro, dopo aver preso una minima dose di un qualche estratto, doveva tenere un diario dettagliato delle proprie reazioni non solo fisiche, ma anche emotive. Da questo materiale Hahnemann trasse l'importante constatazione che ogni persona reagisce diversamente a tutto quello che le accade, compresa la malattia: sia quella spontanea che quella indotta da una qualche sostanza. Ogni malattia, è vero, produce alcuni sintomi che sono comuni a tutti, ma non tutti i sintomi della stessa malattia sono uguali in tutte le persone. Questo succede perchè ognuno di noi ha un modo suo e irripetibile di reagire. " Ogni malato soffre di una malattia che non ha nome, una malattia che non si è mai verificata prima e non si verificherà mai poi nello stesso modo e nelle stesse circostanze" , scriveva Hahnemann.
Da qui la regola fondamentale dell'Omeopatia: occuparsi del malato, dei suoi sintomi, della sua percezione della malattia; non della malattia in sè. Tanti possono avere il mal di testa, ma ognuno ha le proprie ragioni per averlo. L'aspirina può togliere quel sintomo a tutti, ma ognuno resterà con la propria ragione del suo mal di testa. E quella ragione, prima o poi, troverà altri modi di esprimersi.
Per il medico omeopata è importantissimo capire il paziente. Per questo deve osservarlo attentamente, ascoltarlo. Le parole che un paziente usa nel descrivere la propria condizione, i propri sintomi, specie quelli insoliti, sono molto più importanti dei segni obiettivi che la malattia gli lascia addosso. L'aspetto di una persona, le sue abitudini, le sue preferenze nel cibo, i suoi umori sono determinanti per la definizione omeopatica della persona stessa.
Fu leggendo di Hahnemann e delle sue ricerche che capii quali ragionamenti Mangiafuoco (il soprannome che Tiziano aveva assegnato al suo omeopata) aveva fatto su di me. Prendendo per particolarmente significativo il mio modo di vedere il mondo come attraverso un caleidoscopio, mi aveva giudicato una persona instabile, soggetta a grandi fiammate e a grandi raffreddamenti, pronta a prendere fuoco come il fosforo e a spegnersi subito. Aveva però anche preso sul serio il mio desiderio di mettere sotto controllo quel caleidoscopio. Per lui ero quindi una personalità "fosforica", ma anche una persona con i piedi per terra, ossia, in termini omeopatici, "calcarea". Da qui il rimedio che mi aveva prescritto. Seguendo il sistema di Hahnemann, che classificava ogni paziente col nome del "rimedio" più indicato per lui, io nella cartella clinica di Mangiafuoco ero un Calcarea Phosphorica.
Questo è un punto importante nell'Omeopatia: il paziente non viene definito in base alla sua malattia, ma in base ai suoi sintomi e al suo rimedio. Ad esempio: un malato che ha i sintomi sia fisici sia mentali prodotti in una persona sana, diciamo, dal rimedio Belladonna, viene chiamato un "paziente Belladonna". In linea di principio una volta identificato il rimedio adatto ad una persona, quello resta il suo rimedio per sempre, qualunque siano le malattie da cui è afflitto. Dunque ad ogni paziente il suo rimedio. E questo del rimedio unico fu un altro notevole contributo dell'omeopatia. La medicina tradizionale usava composti fatti di decine, a volte persino di centinaia di elementi, ognuno con una sua utilità; ma non sapeva se questi elementi erano in contraddizione fra loro e comunque ignorava quali potevano essere le conseguenze della loro combinazione. Succede ancora oggi: si prendono combinazioni di varie medicine, ognuna delle quali è di per sè una combinazione, senza ben sapere quali siano le reazioni che il loro accostamento può scatenare.
Hahnemann mise fine a tutto ciò con la regola di usare un solo rimedio alla volta. Se il primo non funziona, se ne prova un altro  e poi un altro ancora. Ma sempre uno per volta, così che se ne possano studiare gli effetti, cioè i sintomi, che produce nel paziente.
La somma di questa conoscenza, frutto di esperimenti fatti con le più varie sostanze su persone sane, non malate*, costituisce "Materia Medica", la bibbia di ogni omeopata.
* Hahnemann aveva capito una cosa importante: non solo che gli esseri umani ammalati reagiscono alla stessa sostanza diversamente dai sani, e che gli animali reagiscono diversamente dagli uomini, ma anche che una specie animale reagisce diversamente da un'altra. La morfina, ad esempio, fa vomitare un cane, ma eccita un gatto; l'aconito uccide una pecora, ma non fa niente ad una capra; l'antimonio è letale per gli uomini e per tanti animali, ma non per gli elefanti e le marmotte.
L'altro enorme vantaggio dei "rimedi" era ed è che non c'è da preoccuparsi dei loro effetti collaterali. Non ne hanno. Le diluizioni sono assolutamente innocue. Al contrario delle medicine allopatiche, tutte con avvertenze scarica-responsabilità di tenerle lontane dalla portata dei bambini, i rimedi non rappresentano alcun pericolo. Un bambino che ne bevesse anche una boccetta non avrebbe bisogno di lavanda gastrica.
Hahnemann aveva una visione antica, e in questo senso anche new-age, dell'uomo e del suo essere al mondo. L'uomo era per lui un essere composito, un'entità multidimensionale, non solo fatta di materia, ma anche di coscienza e di intelligenza. "La mente è la chiave di volta dell'uomo" scriveva. Per questo anche la malattia, in quanto fenomeno biologico di una vita alterata, era da vedere nell'insieme della persona. " E' il paziente ad essere ammalato, non i suoi organi". Aveva detto la stessa cosa Ippocrate; dicono lo stesso oggi gli esponenti di ogni cosiddetta "medicina laternativa", gli olistici.
Per giunta, secondo Hahnemann, il compito medico aveva un fine più alto del semplice ristabilire la salute fisica. " Nell'uomo allo stato normale", scriveva nel 1810, "la forza vitale-spirituale anima il corpo materiale. Questa forza governa l'insieme dell'organismo e ne mantiene le varie parti in un'ammirevole armonia affinchè la mente che lo abita possa usare liberamente di questo sano e vitale strumento per il fine superiore della nostra esistenza". Il corpo, insomma, era per lui molto di più che una macchina.
Un altro aspetto importante dell'omeopatia è, fin dai tempi di Hahnemann, l'uso di piccolissime dosi o in alte diluizioni - le cosiddette "potenze"- delle sostanze che sono alla base dei "rimedi".
All'origine ci fu la necessità di sperimentare veri e propri veleni, come il cianuro o l'arsenico, somministrati in minime quantità. Ma a forza di sperimentare, diluire gli estratti sempre più, Hahnemann si convinse che anche nella diluizione le sostanze continuavano ad esercitare sul corpo il loro effetto stimolante. Anzi, si accorse che la potenza di una diluizione aumentava ogni volta che questa veniva ulteriormente diluita e scossa cento volte -" dinamizzata", come diceva lui - e poi di nuovo diluita e di nuovo scossa . Da qui la conclusione cui Hahnemann arrivò negli ultimi anni della sua vita: il rimedio è tanto più efficace, quanto più è stato diluito, persino al punto in cui nell'acqua non resta più alcuna presenza rintracciabile della materia originaria.
Ne resta forse la memoria?
I detrattori dell'omeopatia hanno spesso usato questo argomento per dire che i "rimedi" non sono che acqua fresca e che i cosiddetti successi di questa materia sono da attribuire all'effetto placebo.
Ma anche questa argomentazione non è convincente. Un recente studio, pubblicato dalla rivista medica Lancet, ha dimostrato che nel corso di un esperimento fatto, a loro insaputa, su due diversi gruppi di pazienti - uno trattato con rimedi omeopatici, l'altro con sostanze neutre - nel gruppo che aveva ricevuto i rimedi c'erano stati più casi di guarigioni (circa due volte e mezzo) che nel gruppo trattato con nulla.
Eppure i medici classici insistono nell'ignorare tutto ciò che avviene fuori dal ristretto cortile della loro scienza, dicendo che si tratta di "effetto placebo". E usano questa espressione con disprezzo, come se il fenomeno non fosse straordinario: una persona, credendo di venire curata, si cura da sè! Inghiottisce una sostanza assolutamente innocua e, pensando che sia un'efficacissima medicina, guarisce! Ma questa è la prova lampante del potere della mente sulla materia. Gli scienziati certo non sono pronti ad accettarla perchè con questo si aprirebbe una voragine sotto i piedi della loro attuale concezione del mondo, dell'uomo e del suo corpo.
E poi come parlare di effetto placebo nel caso di neonati o addirittura di animali curati con l'omeopatia? Si, perchè esistono anche veterinari omeopati! Mangiafuoco stesso mi aveva parlato di quelli che nella sua regione lavorano coi produttori di formaggio: per fare del buon parmigiano le vacche debbono avere una forma di sub-mastite e , perchè quei batteri non vengano eliminati dal loro latte, è preferibile che le loro eventuali malattie non vengano trattate con antibiotici.
Il destino dell'omeopatia dopo la morte di Hahnemann, nel 1843, assomiglia a quello delle medicine "alternative" di oggi.
La gente era delusa dei medici tradizionali, trovava barbari i loro metodi e poco ispirante il loro trattare un paziente come fosse un oggetto da tagliare, dissanguare e rimpinzare di complicatissime pozioni. L'omeopatia, come tante pratiche che oggi stanno diventando di moda (fra queste di nuovo l'omeopatia stessa), si presentava come una vera alternativa. I suoi medici prestavano grande attenzione al paziente; i loro rimedi non erano nè aggressivi, nè distruttivi. L'epidemia di colera che colpì l'Europa nella prima metà dell'Ottocento, facendo innumerevoli vittime, contribuì alla buona reputazione dell'omeopatia quando si vide che i seguaci di Hahnemann erano riusciti a far sopravvivere l'80 per cento dei loro pazienti contro il 50 per cento dei pazienti salvati dai medici convenzionali.
Quando Hahnemann morì era famoso, aveva tantissimi seguaci e poteva vantarsi di aver fondato una nuova prassi medica che si basava non sulla diagnosi della malattia ma sulla diagnosi, molto più difficile e comprensiva, del malato; un sistema che non teneva conto solo di alcuni sintomi, ma di tutti i sintomi, Hahnemann aveva con questo messo le basi di una medicina che, al suo meglio, era potenzialmente in grado di curare malattie ancora sconosciute, come l'AIDS.
L'America fu il terreno inizialmente più fertile per l'omeopatia. La sua medicina era stata dominata da personaggi come Benjamin Rush, un uomo che non credeva assolutamente nella forza curativa della natura e che era un fermo sostenitore dell'interventismo chirurgico, della somministrazione di purghe da cavallo e soprattutto di salassi. Di lui si diceva che " aveva sparso più sangue di qualsiasi generale della storia". L'omeopatia rovesciando completamente queste posizioni che andavano allora per la maggiore, diventò estremamente popolare. Già all'inizio del Novecento veniva insegnata in ventidue università, centinaia di ospedali la praticavano, più di mille farmacie ne vendevano i rimedi e circa il 20 per cento dei medici americani si dedicavano a questa nuova scienza.
Negli Stati Uniti l'omeopatia era ormai così diffusa e considerata di tale successo che le assicurazioni offrivano il 10 per cento di sconto a chi vi ricorreva per curarsi. Ma fu proprio questo successo a provocare il declino dell'omeopatia. Le associazioni mediche tradizionali videro i loro membri perdere clienti, l'industria farmaceutica calare i suoi profitti - i rimedi erano a bon mercato e venivano spesso preparati dai medici stessi - e identificarono nell'omeopatia un pericoloso rivale da eliminare al più presto.
Gli attacchi furono senza tregua e nel giro di poco tempo l'omeopatia benne relegata fra le non-scienze. I corsi universitari di omeopatia vennero chiusi, gli omeopati messi al bando. In Europa successe più o meno lo stesso, anche se molte personalità di rilievo, da Mark Twain a Papa Pio X, da Dickens a Goethe, William James e Nathalien Hawthorne, se ne servivano e la stessa famiglia reale inglese, dal 1830 in poi, era ricorsa a rimedi omeopatici.
I progressi fatti dalla scienza medica tradizionale furono un'altra ragione del declino dell'omeopatia in Occidente. Il microscopio e la scoperta dei batteri permisero di indagare sulle cause di ogni singola malattia, e con questo di mettere l'accento sempre più sul particolare, sempre più sulle singole parti del corpo anzichè sul corpo nel suo insieme.
Solo in India, dove arrivò già al tempo di Hahnemann portata dai missionari tedeschi, l'omeopatia ha avuto una sua storia e un suo quasi autonomo sviluppo. Ghandi la definì "il sistema più raffinato, più economico e meno violento di trattare i pazienti" e suggerì al governo di appoggiarla e diffonderla. Così è stato. Nel 1973 l'omeopatia è stata riconosciuta come uno dei sistemi ufficiali di medicina; 162 università indiane offrono oggi corsi di omeopatia e più di 150.000 medici la praticano in ogni angolo del paese: non come vezzo per benestanti o alternativi, ma come la soluzione più accessibile e meno costosa per i problemi di salute dei poveri.
In Occidente, dove la scienza è diventata una sorta di nuova religione, l'omeopatia ha sofferto dell'impossibilità di dimostrare scientificamente la propria efficacia. Nessun chimico o biologo è in grado di trovare un rapporto di causa ed effetto fra la quantità di una sostanza presente - e spesso non più presente - in un rimedio e i suoi effetti curativi. Ma è proprio questa interpretazione meccanicistica e molecolare della realtà biologica che l'omeopatia mette in discussione! Scienza e omeopatia parlano due lingue diverse. Come possono intendersi?
Nel dopoguerra questo dialogo fra sordi si è ulteriormente complicato. La ricerca scientifica ha fatto enormi progressi e la pratica medica ha accettato come un'indiscutibile verità che la malattia è dovuta all'alterazione di un meccanismo molecolare e che la terapia consiste nel modificare o sostituire la molecola con farmaci introdotti nel corpo del paziente: chiunque esso sia, qualunque cosa provi, pensi, creda ... o sogni. Giusto il contrario della concezione omeopatica!
L'omeopata non pensa in termini di malattia, ma di paziente, e non concepisce la sua terapia come un intervento dall'esterno nel corpo. Anzi. Il suo rimedio è solo uno stimolo perchè il corpo si curi da solo, dall'interno. Nella concezione omeopatica la terapia agisce appunto dall'interno verso l'esterno, dall'alto verso il basso, dagli organi più importanti verso quelli secondari, procedendo nell'ordine inverso a quello del manifestarsi dei sintomi. Un rimedio giusto comincia cioè a far scomparire per primi gli ultimi sintomi provocati dalla malattia; poi gli altri, a ritroso. Per questo la comparsa nel paziente di vecchi sintomi è considerata un buon segno: significa che il trattamento funziona e che il processo di risanamento è nella fase conclusiva.
Tutto questo è strano e interessante, ma è anche inaccettabile per una mente normalmente scientifica. Un medico classico, abituato alla sua prassi, trova assurda la storia raccontata da un omeopata come esempio di una guarigione dovuta alla considerazione del paziente nella sua totalità anzichè nella sua malattia. 
Una signora di 70 anni è costretta da una grave osteoporosi a vivere su una sedia a rotelle. Nel corso della conversazione con l'omeopata la signora dice di fare quasi ogni notte lo stesso sogno: si vede cadere da una grande altezza. L'omeopata si concentra sul ricorre di questo sogno e decide di darle un rimedio che ha a che fare con quel "sintomo" e non con la sua condizione fisica. Dop qualche tempo la signora lascia la sedia a rotelle e riprende a camminare.
Guarigione dovuta alla diluizione di qualche incongrua sostanza prima di andare a letto? Impossibile, dicono i medici-scienziati, buttando - ingiustamente - l'omeopatia nello stess ocalderone delle follie pseudoterapeutiche come la piramidologia, l'automassaggio o la psicoginnastica.
Indubbiamente l'omeopatia soffre della sua reputazione di magia, peggio ancora, di stregoneria.
Nel migliore dei casi la sua pratica viene scartata e derisa perchè, alla fine dei conti, con le sue diluizioni, non sarebbe che acqua fresca.
Ma cosa sapiamo poi dell'acqua? Positivisti come siamo diventati ci pare assurdo che l'acqua possa contenere informazioni su elementi o sostanze che nell'acqua ci sono state, ma non ci sono più. Sappiamo forse qualcosa su ciò che un evento lascia nel luogo in cui è avvenuto? Su quel che le cose, le sostanze, o le molecole di quelle sostanze possono comunicare?
Nonostante la nostra pretesa di capire e il nostro altezzoso disprezzo per tutto quel che non è scientifico, continuiamo a sfruttare ciò che ci serve anche se non capiamo come funziona. I medici-scienziati, ad esempio, sono tornati ad usare l'elettroshok nel trattamento di certe malattie mentali pur non avendo ancora un'idea di che cosa provochi gli effetti desiderati. Eppure lo fanno con la stessa fiducia con cui le massaie stendono i lenzuoli sui prati  nelle notti di luna piena perchè sanno che s'imbiancano meglio che con il detersivo. Allo stesso modo gli indiani continuano a bere al mattino un bicchiere d'acqua che durante la notte è stata in un recipiente di rame dal quale avrebbe tratto una benefica "energia". Cominciarono a farlo secoli fa, quando forse ne sapevano meglio il perchè. 
Il primo passo di ogni grande sapere è il sapere di non sapere. 
E' un passo quello che, a suo modo, la scienza più moderna e più spregiudicata sta facendo accettando ad esempio la teoria del caos, secondo cui un insignificante avvenimento in una parte del mondo può avere ripercussioni catastrofiche e non immaginabili in un'altra. La scienza sta accettando anche che, contrariamente a tutto ciò che ha pensato finora, non esiste una osservazione oggettiva, in quanto persino gli oggetti più inanimati non restano indifferenti all'essere scientificamente osservati: reagiscono!
Quel che sappiamo del nostro mondo è una frazione infinitesimale rispetto a tutto quel che non sappiamo. A pensarci bene, nonostante i grandissimi progressi fatti dalle nostre scienze, siamo circondati dai fenomeni che non capiamo, fenomeni di cui non sappiamo minimamente che cosa possono significare o nascondere." <<<

Eppure aggiungo io si continua fare finta di niente sui risultati che si ottengono con le "medicine alternative"; si ignora e si evita volutamente di approfondire anche da un punto di vista scientifico, perchè questo disturba enormemente i risultati finanziari delle multinazionali legate al mondo scientifico della salute, anzi, che ce l'anno in mano e lo tengono stretto!


Un Altro Giro di Giostra Tiziano Terzani Un Altro Giro di Giostra
Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo
Tiziano Terzani

LO PUOI TROVARE su il Giardino dei Libri

lunedì 13 gennaio 2014

Salviamo l'omeopatia: Diamo una mano a raccogliere le firme


Posto molto volentieri nel mio Blog questo appello di aamTerraNuova (elencato nella pagina "siti amici"  del mio Blog) impegnata nel sostenere le attività volte a salvare l'Omeopatia. Come avevo già scritto nel mio articolo del 27/10/2013 Omeopatia e Integratori: la Lobby del Farmaco vuole togliere di mezzo i concorrenti. Firmiamo per salvarli.

Ecco di seguito il testo dell'appello di AAM Terra Nuova (www.aamterranuova.it; aaam) che vi invito a seguire per una scelta libera e consapevole delle terapie utili alla salvaguardia della nostra salute.




"Cari amici
Terra Nuova è partita con le campagne di sensibilizzazione per il 2014 e la prima iniziativa cui abbiamo dato avvio è la petizione per salvare i medicinali omeopatici e garantire il diritto alla libertà di scelta terapeutica.
Il problema è costituito da una serie di norme e tariffe imposte da Aifa e governo; norme e tariffe con cui è stata arbitrariamente trasposta nel nostro paese la direttiva europea distorcendone obiettivi e finalità, creando così muri che rischiano di essere invalicabili per i produttori. Centinaia di medicinali omeopatici e antroposofici rischiano quindi di scomparire dal mercato.

Firmate anche voi la petizione lanciata da Terra Nuova che trovate qui: http://www.aamterranuova.it/Le-Campagne-di-Terra-Nuova-2014/Salviamo-l-omeopatia

Potete anche scaricare i moduli cartacei per raccogliere firme tra amici e conoscenti; i moduli vanno inviati via posta una volta compilato. Trovate qui tutte le istruzioni: http://www.aamterranuova.it/Salute-e-medicina-naturale/Salviamo-l-omeopatia-aiutaci-a-raccogliere-le-firme

Aiutateci anche a diffondere le informazioni e l'iniziativa. Nel numero di gennaio della rivista trovate un dossier informativo completo sulla questione e un poster che accompagna la raccolta firme.

Volete far sapere ai lettori di Terra Nuova che vi siete mobilitati?

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domenica 27 ottobre 2013

Omeopatia e Integratori: la Lobbie del Farmaco vuole togliere di mezzo i concorrenti. Firmiamo per salvarli.



L'Omeopatia ancora una volta nelle sgrinfie della Lobbie del Farmaco che ha i burattinai nei palazzi dei ben pagati ministeriali: un fedele alleato nelle stanze di chi ha il potere di decidere su chi può o non può continuare a disturbare il mercato degli inutili farmaci allopatici; tanto inutili da resistere solo grazie alle azioni di potere che dietro le quinte si autoproteggono con i soliti metodi all'italiana. Di fronte al FALLIMENTO della sanità farmaco-chirurgica, per mantenere le crescite a due cifre degli utili delle potenti Case Farmaceutiche e del Sistema Sanità, si deve trovare il modo di togliere di mezzo le medicine che funzionano e che non riportano quegli effetti collaterali che nella medicina allopatica fanno morti su morti. 
L'Omeopatia rischia di scomparire proprio grazie al lavorio corrosivo che, senza che i Media ne facciano menzione, si sta portando avanti grazie ad azioni vigliacche che nulla hanno a che fare con una corretta e sostenuta concorrenza a suon di dati scientifici.
Riporto un articolo che la dice lunga su ciò che sta succedendo, sperando di fare opera di divulgazione sufficiente affinchè qualcuno si ravveda e sostenga una Medicina vecchia di oltre 2 secoli e che riporta successi terapeutici che la Medicina allopatica neanche si sogna.
Intanto andate a vedere sul mio recente articolo i numeri dei morti che la medicina allopatica ed i sistemi sanitari fanno ogni anno senza che i numeri vengano mai e poi mai divulgati da nessuno, nè TV nè Giornali. 
La Verità scotta e guai a chi la divulga pubblicamente!!!

"Stanno distruggendo l’omeopatia

Marcello Pamio

A due secoli dalla pubblicazione del libro “Organon dell’Arte di guarire” del medico sassone -Samuel Hahnemann (1755-1843), padre dell’omeopatia,
si stanno verificando dei fatti gravissimi.
Pochi ovviamente ne parlano. I media mainstream e i giornalisti embedded, come sempre tacciono, ma l’intero mondo dell’omeopatia è in serio pericolo a causa di manovre politico-economiche-amministrative  che lo vogliono letteralmente e praticamente distruggere.

Partiamo dall’inizio, cioè dall’aggiornamento delle tariffe dell’Agenzia italiana dei farmaci, l’AIFA. Sono stati interpellati i dirigenti dell’agenzia, ma nessuno ha spiegato il motivo per cui le tariffe di registrazione dei prodotti omeopatici hanno avuto, di punto in bianco, un aumento di 700 volte rispetto alle tariffe precedenti! Qualcosa senza precedenti. «L’AIFA ci impone burocrazia e costi tali che ci costringeranno a chiudere bottega dopo trent’anni di attività sempre in crescita (più 12% nel 2013)» denuncia Alessandro Pizzoccaro patron della Guna, un colosso italiano, che in piena crisi fattura 160 milioni l’anno e dà lavoro a 1.200 addetti. «Oggi la super tassa del governo rischia di distruggere tutto».

Anche Silvia Barbieri, della ditta Iride 2000, non lascia spazio a molti dubbi: "Il costo altissimo richiesto dal Ministero per la registrazione ed i tempi tecnici per la presentazione dei documenti, impossibili da rispettare, faranno sì che molti omeopatici non potranno essere registrati e quindi non saranno più reperibili in Italia, mentre lo saranno negli altri paesi della comunità europea. Le aziende italiane si vedranno ridurre notevolmente il fatturato a favore di società oltre confine, saranno costrette a ridimensionare il numero dei loro dipendenti, tutto l'indotto perderà lavoro e personale (grossisti, informatori scientifici, ecc) con gravissimi danni per le aziende, i medici omeopati ed i pazienti. Sottolineo infine che nella maggior parte dei paesi della Comunità europea, il costo delle visite del medico omeopata e/o dell’Heilpraktiker (naturopata) e il costo dei medicinali omeopatici prescritti, così come dei prodotti erboristici, sono a carico del Servizio sanitario nazionale, mentre in Italia sono a carico del paziente”.

Come non dar ragione a Barbieri e Pizzoccaro, visto che a produttori e importatori, la famosa registrazione, l’AIC, l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio, costerà 3062,40 euro a farmaco fino a 10 diluizioni (non è ancora definitiva a causa di un ricorso al TAR del Lazio: la sentenza è prevista per gennaio 2014). Non solo, ma per mantenere l’iscrizione dei 25.000 prodotti omeopatici esistenti, bisognerà poi sborsare 200 euro l’anno ciascuno! Una follia, da un certo punto di vista, che però nasconde una strategia ben mirata e congegnata, visto che vi sono molte aziende che producono migliaia di prodotti. Pochissime di queste aziende potranno sostenere simili spese.

La scadenza data in precedenza per la presentazione dei documenti per la registrazione dei farmaci era il 31 dicembre 2015. Invece il 10 settembre 2013 l'AIFA ha convocato le aziende che producono e distribuiscono omeopatici a Roma annunciando che, visto l'elevato numero di domande di registrazione da valutare (25.000), ha previsto due fasi per la consegna dei documenti.
La prima fase da ottobre 2013 a luglio 2014, la seconda da settembre 2014 a giugno 2015.

L'AIFA ha scoperto solo ora che deve controllare entro il 2015 circa 25.000 prodotti omeopatici? Eppure l'ultimo elenco dei medicinali omeopatici in commercio é stato presentato il 24 maggio del 2012. Nonostante questo, il 17 settembre di quest’anno le aziende hanno ricevuto il calendario di presentazione dei documenti. Questa manovra fa comprendere appieno la volontà di eliminare l'omeopatia e distruggere le aziende. Infatti, moltissime aziende dovrebbero presentare la documentazione ad esempio per 20/30 omeopatici a partire dal 30 ottobre 2013 e questo è praticamente impossibile: non ci sono i tempi tecnici per compilare i moltissimi documenti richiesti per ogni diluizione.

Le aziende italiane, a differenza di quelle europee, si trovano in questa situazione complicata e difficile per colpa dell’AIFA che ha spedito loro le informazioni utili per la preparazione dei documenti con ben 2 anni di ritardo rispetto alla data stabilita dalla comunità europea. Perché questo grave ritardo? Semplice incompetenza burocratica o strategia mirata?

Tutto questo vale per i medicinali omeopatici già registrati in passato. Dal 1995 nessuna azienda italiana ha chiesto la registrazione di nuovi prodotti omeopatici, salvo una che, dopo aver spedito i documenti e le varie integrazioni richieste si é vista rifiutare la registrazione e senza motivazione. Oggi la tassa di registrazione di un nuovo prodotto richiesta dall’AIFA è di ben 26.000 euro!

L’Italia, per coloro che non lo sanno, è (e tra poco era) il terzo mercato europeo per i medicinali omeopatici, quindi un mercato molto florido e importante per le industrie del settore, e quindi un mercato scomodo per le lobbies della chimica di sintesi, per Big Pharma. Sempre più persone nel mondo si sono avvicinate e si stanno avvicinando all’omeopatia, grazie anche al fallimento della medicina ufficiale e alla crescita esponenziale delle patologie cronico-degenerative. Stiamo parlando di un mercato che interessa da 11 a 15 milioni di persone in Italia. Un mercato che non può non fare gola ai colossi farmaceutici che si sono visti soffiare da sotto il naso intere fette di mercato, che tradotto in altri termini, miliardi di euro all’anno.

Ma cerchiamo di capire cosa sta succedendo

L’AIFA - che ricordiamo essere uno degli strumenti operativi delle multinazionali della chimica - di punto in bianco pretende per i prodotti omeopatici, tutte le analisi chimiche e laboratoristiche come se fossero farmaci chimici. Ci hanno sempre detto che gli omeopatici NON sono farmaci, addirittura qualcuno in tivù continua a paragonarli all’“acqua fresca”, eppure adesso vogliono tutte le analisi, come se fossero veri e propri farmaci. Come mai un simile cambio di rotta? Le analisi costano moltissimi soldi e sono tutte a carico dei produttori, e questo è uno dei motivi per cui molte ditte hanno chiuso o stanno chiudendo.

Organoterapia e nosodoterapia

La produzione delle basi per questi medicinali omeopatici è stata resa molto difficile e quindi assai costosa, con il risultato che molti di questi prodotti sono introvabili in Italia. Queste terapie permettono la disintossicazione del terreno (organi e malattie) organico. Il terreno sano è la base per la funzionalità o meno dell’omeopatia. Così facendo hanno minato alla radice la funzionalità stessa dei prodotti rimasti nel mercato. Togliendo dal mercato questi omeopatici si impedisce di fatto la guarigione delle persone.

Cito qui parte dell’articolo scritto dal dottor Antonio Abate per Informasalus.it il 5 giugno 2012: “Ovviamente un medico omeopata non può assistere impotente allo scadimento della propria professione a causa di norme che uccidono l’omeopatia. Ho fatto presente ai politici che sono costretto ad ordinare on-line (grazie alla rete che salva la professione medica e permette ai pazienti di curarsi) i medicinali ad industrie di Paesi europei in cui non ci sono questi assurdi e masochisti divieti. Non mi riferisco a Paesi del Terzo mondo, ma alle civilissime Austria, Inghilterra, ecc., in cui le norme sono chiare, efficienti ed efficaci. Ciò significa che nella mia attività professionale, attualmente per circa il 35% delle prescrizioni ricorro all’acquisto all’estero, con aggravio delle spese per i pazienti, con immancabili e fastidiosi ritardi nell’inizio delle cure e non per ultimo con una sottrazione di un ben 35% di denaro che potrebbe andare invece all’industria italiana del medicinale omeopatico. Le restrizioni attuali della produzione e delle vendite dei medicinali omeopatici stanno creando un problema crescente. Per quanto riguarda la mia attività professionale è possibile che entro il 2012 io sia costretto a ricorrere per il 40/45% alle industrie straniere. E il problema non riguarda solamente me, ma tutti gli omeopati.”

Si tratta di una semplice casualità o è una strategia mirata? Così facendo vogliono far morire l’economia, facendo chiudere le industrie omeopatiche. Organoterapia, nosodoterapia ed altri medicinali non reperibili in Italia sono invece in commercio negli altri Stati della Comunità Europea ed anche venduti on-line.

Vogliono distruggere anche i prodotti erboristici (ora integratori alimentari) Anche le industrie che producono e distribuiscono prodotti erboristici sono a rischio, visto che il Ministero della salute italiano continua a far sparire dall’elenco dei prodotti erboristici ammessi centinaia di piante importanti (a gennaio 2013 per esempio è toccato a propoli e polline), senza dare alcuna spiegazione, creando il caos sia tra i produttori che tra i rivenditori (erboristerie e farmacie). Perché di punto in bianco centinaia di piante, tra cui rimedi popolari usati da millenni, sono stati tolti dall’elenco ufficiale? Forse perché funzionando molto meglio dei farmaci chimici e non inducendo i loro devastanti effetti collaterali, sono un ostacolo che va eliminato?

Indicazioni salutistiche per prodotti erboristici (CLAIMS) Se tutto ciò non bastasse, le indicazioni riportate nelle etichette che spiegano le attività che si possono attribuire ad una pianta, continuano a cambiare. Prima il prodotto aveva una valenza “terapeutica” ora invece “aiuta, sostiene, coadiuva …”. Le indicazioni vengono modificate continuamente dal Ministero e di pari passo i produttori devono aggiornare e modificare le etichette, e questo crea molta confusione tra i consumatori e un danno economico e di tempo enorme alle aziende. Per le ditte infatti che producono centinaia o migliaia di prodotti è un lavoro assurdo modificare e sostituire le etichette. Ma anche questo per svilire il mercato può essere molto funzionale.

I prodotti scaduti Abbiamo sempre saputo che i prodotti omeopatici e fitoterapici sono prodotti naturali. Non tutti sanno però che quando scadono, devono essere trattati e smaltiti in maniera molto particolare. La ditta produttrice deve chiamare la società che si occupa di rifiuti tossici, pagare 500 euro ad uscita e un tanto a peso! In pratica la cosiddetta acqua fresca, quando scade, diventa un rifiuto tossico pericoloso da essere smaltito come se fosse chimico o radioattivo.

Difendiamo l’omeopatia La strategia messa in atto dalle lobbies della chimica, per tramite l’AIFA e gli altri enti sovranazionali come l’EMEA, è abbastanza semplice e lapalissiano: vogliono far morire il mercato omeopatico, inglobando i pazienti, dirottandoli verso i loro lidi. Per fortuna molti gruppi di pazienti stanno raccogliendo firme per far sentire la loro voce. Il Comitato Difendiamo l’Omeopatia sta raccogliendo migliaia di firme con una petizione che chiede di cambiare immediatamente le norme vigenti.

Se non cambiano le regole, se non blocchiamo tale vergognoso attacco, molti medicinali omeopatici non saranno più in vendita in Italia, e quindi sarà tolto ai cittadini il diritto, la libertà di cura, un principio sacrosanto, sancito dalla nostra Costituzione. Si può anche non essere favorevoli all’omeopatia in quanto tale, ma è un dovere morale di tutti difendere il diritto delle persone di potersi curarsi come meglio credono. Il diritto di una persona di usare prodotti fitoterapici e omeopatici. La libertà di scelta terapeutica è un diritto inviolabile e fondamentale in una società che si autodefinisce democratica e libera. Al seguente sito la raccolta firme per salvare i farmaci omeopatici  www.omeocom.it "