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lunedì 1 luglio 2013

Morbo di Alzheimer: la dieta alimentare è la migliore prevenzione.

Il Morbo di Alzheimer è ormai considerata una malattia abbastanza comune. Ci siamo così tanto abituati che quando ci comunicano che a un conoscente, parente o amico oltre i 65 anni di età  è stato diagnosticato il Morbo di Alzheimer, siamo rassegnati al fatto che qualcuno dovrà prendersi cura di lui o di lei per lungo tempo.
Può la dieta alimentare determinare la comparsa di questa malattia? Certamente si!
Il Morbo di Alzheimer è definibile come un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. Ciò sembra dovuto ad una sostanza proteica, detta beta-amiloide, che si accumula in aree critiche del cervello come una placca (proprio come quelle di colesterolo nelle malattie cardiovascolari)

In Italia ne soffrono circa 500.000 persone, e circa 27 milioni nel mondo con una netta prevalenza di donne (presumibilmente per via della maggior vita media delle donne rispetto agli uomini).
Definita anche "demenza di Alzheimer", viene appunto catalogata tra le demenze, essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. L'Alzheimer è la più comune fra tutte le demenze rappresentando l'80-85% di tutti i casi di demenza.
A livello epidemiologico, tranne che in rare forme genetiche familiari "early-onset" (cioè con esordio giovanile), il fattore maggiormente correlato all'incidenza della patologia è l'età: infatti è molto poco frequente sotto i 65 anni, ma la sua incidenza aumenta progressivamente con l'aumentare dell'età fino a raggiungere una diffusione significativa nella popolazione oltre gli 85 anni.
Da rilevazioni europee, nella popolazione generale, l'incidenza (cioè il numero di nuovi casi all'anno) è di circa 3 casi ogni 1.000 persone per la fascia di età tra i 65 e i 69 anni; 9 casi su 1.000 persone tra i 75 e i 79 anni, e 40 casi su 1.000 persone tra gli 85 e gli 89 anni
La demenza è un disturbo, con base organica, delle funzioni intellettive che sono state in precedenza acquisite come la memoria (a breve e lungo termine) e almeno una tra pensiero astratto, capacità critica, linguaggio, orientamento spazio temporale, con conservazione dello stato di coscienza vigile.

Nel complesso attualmente è affetto da demenza circa il 5% della popolazione over 65 anni, ma addirittura il 30% degli over 85. L'incidenza è compresa tra l'1 e il 5 per mille della popolazione generale, e tra l'1% e il 24% negli anziani e negli ultraottantenni. Il fattore di rischio principale sembrerebbe dunque essere l'età, seguita dal sesso; non sembrano invece implicate l'etnia o le condizioni socio economiche.
Si ritiene che poco più della metà dei dementi sia affetto da demenza di tipo degenerativo come l'Alzheimer, il 15% circa da demenza su base vascolare, il 15% da forme miste ed il restante 15% da forme di varia natura, ad esempio tossica, traumatica, tumorale, infettiva e altro.
Sebbene l'invecchiamento possa essere un fattore di rischio, nulla vieta che si possa continuare a pensare e ricordare lucidamente anche in età avanzata; la perdita di memoria, il disorientamento e la confusione nell'invecchiamento si possono evitare con uno stile di vita adeguato e soprattutto curando il fattore cruciale dello stile di vita, cioè l'alimentazione.
L'indebolimento cognitivo e la demenza sono spesso associati alle malattie cardiovascolari, all'Ictus e al Diabete di tipo 2 dell'adulto. Si sa inoltre che queste malattie si concentrano nelle stesse popolazioni e spesso nelle stesse persone, portando alla correlazione con specifici fattori di rischio individuati nell'Ipertensione e nel Colesterolo endogeno elevato che possono sicuramente essere tenuti sotto controllo con una dieta adeguata. C'è un terzo fattore di rischio da considerare, ed è la quantità di Radicali Liberi, le famose molecole "super reattive" e distruttive che, fra l'altro, devastano le funzioni cerebrali nell'età avanzata; questo porta a considerare il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti come il fattore protettivo cerebrale più importante per prevenire le malattie come la disfunzione cognitiva e le demenze. Bene: gli alimenti di origine animale privi di antiossidanti tendono ad attivare la produzione di radicali liberi, mentre quelli di origine vegetale, ricchi di antiossidanti, tendono a combatterla, quindi a prevenirne i danni su ogni fronte.
E' dimostrato che i nippo-americani che vivono nelle Hawaii hanno un tasso di Alzheimer superiore rispetto ai giapponesi che vivono in Giappone; ma anche che i nativi africani hanno un tasso sensibilmente inferiore rispetto a quello degli afro-americani dell'Indiana (USA). Questo indica che l'ambiente, con il suo stile di vita comune, ricopre un ruolo centrale come fattore determinante di questa malattia.
I tassi di Alzheimer sono superiori nelle aree più sviluppate; questo modello di diffusione è simile a quello di altri disturbi e malattie occidentali. Uno studio recente che mette a confronto i tassi di Alzheimer con le variabili alimentari di 11 paesi diversi, ha riscontrato che un consumo elevato di grassi e ridotto di cereali è associato al più alto tasso di malattia, stabilendo che la dieta ha un ruolo di primo piano nel determinare le capacità cognitive dell'età più avanzata, cioè di quanto il nostro cervello funzionerà quando saremo più anziani.
Cerchiamo di scoprire che cosa ci mantiene in forma da questo punto di vista.
Le Vitamine E, C ed il Selenio sono antiossidanti in grado di contrastare la perdita di memoria con un'azione anti-radicali liberi; ebbene le due vitamine citate sono presenti quasi esclusivamente nei cibi vegetali, invece il Selenio si trova sia nei cibi animali che vegetali.
Uno studio eseguito su 260 persone di età compresa tra i 65 e i 90 anni, ha rivelato che "una dieta con meno grassi, grassi saturi e colesterolo, ma con più carboidrati, fibre, vitamine (in particolare folati, Vitamina C ed E, e Betacaroteni) e sali minerali (Ferro e Zinco) potrebbe essere consigliabile per migliorare la salute in generale degli anziani, ed in particolare della funzione cognitiva"
Questo perora la causa di una dieta a base di cibi di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale.
Altri dati importanti sono risultati da 7 diversi studi su diverse centinaia di persone anziane, come
1) le persone che avevano punteggi più alti nei test mentali erano anche quelle che consumavano più Vitamina C e Beta-carotene
2) le persone con bassi livelli di Vitamina C nel sangue avevano minori prestazioni cognitive in età anziana
3) le migliori funzioni cognitive sono associate al maggior consumo di Vitamine B e Beta-caroteni,

stanno a dimostrare che una o più sostanze nutritive contenute esclusivamente nei vegetali sono associate ad un minor rischio di declino cognitivo in età avanzata.
Non si è mai osservato invece in nessuno studio che un maggior consumo di antiossidanti alimentari favorisca la perdita cognitiva.
Come agisce invece la dieta sulle patologie più gravi nel campo della demenza? Parliamo ovviamente di Alzheimer e demenza causata da Ictus (demenza vascolare).
La demenza causata da ictus è chiaramente legata al tipo di alimentazione: un famoso studio ha infatti correlato una riduzione del 22% del rischio di contrarre tale disturbo, consumando 3 porzioni supplementari di frutta e verdura al giorno. Visto che la salute di arterie e vasi che trasportano il sangue al cervello dipende da una dieta più ricca di frutta e verdura, è logico aspettarsi che la demenza correlata ne venga altrettanto contrastata.
Il Morbo di Alzheimer è spesso associato ad una cardiopatia; sappiamo che le cardiopatie dipendono dalla dieta alimentare e che quest'ultima è l'unica via per poterle fare regredire; da uno studio effettuato su più di 5000 persone ha evidenziato che i soggetti che avevano una maggior assunzione di grassi animali e colesterolo il rischio di contrarre Alzheimer e Demenza in generale tendeva ad aumentare.
E ancora, per quanto riguarda l'Alzheimer: soggetti umani con un bassi livelli di Acido Folico (pur nei limiti di norma) hanno un rischio di ammalarsi di 3,3 volte superiore; invece i livelli nei limiti superiori di Omocisteina nel sangue erano correlati a 4,5 volte in più del rischio di ammalarsi. Per chi non conosce queste due sostanze, può tranquillizzarsi sul fatto che l'Acido Folico è contenuto esclusivamente nei cibi vegetali (ortaggi a foglia verde); l'Omocisteina invece è un aminoacido che deriva principalmente dalle proteine animali. Mantenendo alti i livelli nel sangue di Acido Folico e bassi quelli di Omocisteina (quindi con una dieta ricca di cibi vegetali e povera di cibi di origine animale) si riduce il rischio di ammalarsi del Morbo di Alzheimer.


Ancora una volta i cibi di origine animale sono la prima causa di una malattia che, soprattutto nel mondo occidentale, riduce molte persone anziane alla dipendenza da altre persone per svolgere le più comuni funzioni quotidiane; basterebbe seguire un regime alimentare corretto e a base vegetale per trascorrere serenamente ed in piena vitalità e autonomia gli anni che, dai 65, ci conducono serenamente fino al termine della nostra vita.
Pensiamoci adesso!!





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